Minacce sociali, salute mentale e connettività neurale in adolescenza
Uno studio recente (Tsomokos et al., 9/2025) ha indagato i meccanismi neurobiologici che collegano la percezione di minacce sociali (in famiglia, a scuola e nel quartiere) allo sviluppo di problemi di salute mentale negli adolescenti, basandosi sulla Social Safety Theory, che descrive come la percezione di insicurezza sociale possa attivare risposte biologiche di allarme con effetti a lungo termine.
Campione e metodo
Sono stati analizzati dati di 8.690 ragazzi (età 9–10 anni; 50% femmine; 45% non bianchi) provenienti dallo studio longitudinale Adolescent Brain Cognitive Development (ABCD) condotto in 21 siti statunitensi (2016–2018).
Le minacce sociali percepite sono state misurate tramite tre indicatori: conflitto familiare, insicurezza scolastica e insicurezza nel quartiere.
La connettività funzionale cerebrale è stata valutata con fMRI a riposo, concentrandosi su cinque reti corticali principali:
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Default Mode Network (DMN)
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Dorsal Attention Network (DAN)
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Frontoparietal Network (FPN)
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Cingulo-Opercular Network (CON)
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Salience Network (SN)
La salute mentale è stata misurata tramite autovalutazioni a 6 mesi e 30 mesi di distanza, considerando sintomi internalizzanti (come ansia depressione, somatizzazioni) , esternalizzanti (comportamenti problematici come impulsività, violazione di regole, abuso di sostanze) e di attenzione.
Descriviamo sinteticamente le reti corticali citate e le loro funzioni, nonchè le implicazioni cliniche di relative alterazioni funzionali:
1. Default Mode Network (DMN)
Funzione: Attiva durante il riposo e nei processi di auto-riflessione, pensiero interno, memoria autobiografica e proiezione nel futuro.
Ruolo clinico: Alterazioni della DMN sono associate a disturbi dell’umore, ansia e ruminazione (Whitfield-Gabrieli & Ford, 2012).
Principali regioni: corteccia prefrontale mediale, precuneo, corteccia cingolata posteriore e aree temporali mediali.
2. Dorsal Attention Network (DAN)
Funzione: Regola l’attenzione volontaria e diretta verso stimoli esterni, consentendo di focalizzarsi su obiettivi e compiti.
Ruolo clinico: Iper- o ipoconnettività della DAN sono associate a problemi attentivi e disturbi come l’ADHD (Vossel et al., 2014).
Regioni chiave: solco intraparietale e campo oculare frontale.
3. Frontoparietal Network (FPN)
Funzione: È la rete del controllo cognitivo e dell’adattamento flessibile, che integra informazioni da altre reti per pianificare, prendere decisioni e regolare emozioni.
Ruolo clinico: Alterata funzionalità della FPN è stata collegata a difficoltà di autoregolazione e disturbi dell’umore (Cole et al., 2013).
Regioni chiave: corteccia dorsolaterale prefrontale e parietale inferiore.
4. Cingulo-Opercular Network (CON)
Funzione: Coinvolta nel monitoraggio delle prestazioni, attenzione sostenuta e regolazione emotiva; funge da ponte tra reti cognitive e affettive.
Ruolo clinico: Disfunzioni della CON si osservano in disturbi d’ansia e depressione, con difficoltà nel regolare risposte emotive (Dosenbach et al., 2008).
Regioni chiave: corteccia cingolata anteriore, insula anteriore, aree opercolari frontali.
5. Salience Network (SN)
Funzione: Identifica stimoli rilevanti o salienti (interni o esterni) e coordina il passaggio dell’attività tra la DMN e la FPN.
Ruolo clinico: Un’iperattivazione della SN è tipica in condizioni di ansia, ipervigilanza e stress cronico (Seeley et al., 2007).
Regioni chiave: insula anteriore e corteccia cingolata anteriore dorsale.
Risultati principali dello studio
Le minacce sociali percepite a 10 anni hanno predetto un aumento significativo dei problemi di salute mentale a 6 mesi (β = 0,27, p < .001) e a 30 mesi (β = 0,14, p < .001). Tali minacce erano associate a alterazioni nella connettività funzionale:
Ipoconnettività all’interno di DMN e FPN;
Maggiore (meno negativa) connettività tra DMN-DAN, DMN-CON e FPN-CON.
Questi schemi di connettività mediavano la relazione tra minacce sociali e successivi problemi mentali, soprattutto sintomi internalizzanti e di attenzione.
In particolare il conflitto familiare era il predittore più forte di problemi mentali, seguito da insicurezza scolastica e insicurezza nel quartiere.
Le minacce percepite nel contesto del quartiere mostravano inoltre una mediazione significativa tramite alterata connettività tra DMN e DAN.
Interpretazione
Questi risultati consentono di affermare che le minacce sociali percepite durante la preadolescenza sembrano modificare lo sviluppo tipico della connettività cerebrale, in particolare nelle reti implicate nell’autoregolazione e nell’elaborazione emotiva, favorendo la formazione di “schemi di insicurezza sociale” che aumentano la vulnerabilità psicopatologica. Quindi ciò significa che le esperienze di insicurezza sociale possono costituire un fattore di rischio precoce per disturbi emotivi e attentivi negli adolescenti e giovani adulti.
Conclusione
Lo studio fornisce prove solide che la percezione di minacce sociali in diversi contesti ambientali durante l’infanzia altera la connettività neurale e aumenta il rischio di psicopatologia in adolescenza, sostenendo l’importanza di politiche e interventi orientati alla sicurezza sociale giovanile.
Al contrario interventi familiari, scolastici e comunitari che promuovono sicurezza sociale e appartenenza potrebbero rafforzare la resilienza e favorire uno sviluppo cerebrale sano, oltre che prevenire questi fenomeni.
Implicazioni per il Trattamento
Gli interventi basati sul ripristino di una connettività cerebrale funzionale equilibrata e non alterata (come il Neurofeedback guidato da Brain Mapping eseguito presso il nostro studio) permettono di migliorare i sintomi dei disturbi emotivi e i problemi di salute mentale negli adolescenti e non solo, in modo non invasivo, non farmacologico, sfruttando i meccanismi di autoregolazione funzionale naturali del cervello, attraverso una forma di apprendimento automatico.
Il brain mapping (o mappatura cerebrale) è un’analisi del funzionamento elettrico del cervello ottenuta con un elettroencefalogramma quantitativo (qEEG). Si registrano per alcuni minuti le onde cerebrali in uno stato di riposo, a occhi aperti e chiusi, e si confrontano con un database normativo di riferimento. In questo modo è possibile vedere (in una mappa cerebrale) come comunicano tra loro le diverse aree del cervello e se ci sono aree che lavorano troppo o troppo poco.
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Bibliografia
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Cole, M. W., Reynolds, J. R., Power, J. D., Repovs, G., Anticevic, A., & Braver, T. S. (2013). Multi-task connectivity reveals flexible hubs for adaptive task control. Nature Neuroscience, 16(9), 1348–1355.
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Tsomokos, D. I., Tiemeier, H., Slavich, G. M., & Rakesh, D. (2025). Social threat, neural connectivity, and adolescent mental health: A population-based longitudinal study. Psychological Medicine, 55, e275, 1–12.
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