Neurofeedback, Biofeedback e Peak Performance nella musica
Suonare ad alto livello non dipende soltanto dalla tecnica. Durante un concerto, un’audizione o una competizione entrano in gioco anche fattori cognitivi come la concentrazione, la memoria, il controllo emotivo, la creatività, precisione dei movimenti e la capacità di gestire la tensione. Per questo motivo, negli ultimi anni, biofeedback e neurofeedback sono stati studiati anche nel campo della peak performance musicale.
In ambito musicale, per Peak Performance si intende la condizione in cui il musicista esprime al massimo le proprie capacità tecniche, cognitive, creative ed espressive, mantenendo concentrazione, flessibilità, controllo emotivo, fluidità esecutiva e capacità comunicativa anche sotto pressione.
In altre parole, non significa semplicemente “suonare senza errori”, ma riuscire a offrire una performance musicale di eccellenza, nella quale tecnica ed espressività funzionano insieme in modo particolarmente efficace, senza mai dimenticare la capacità di godersi pienamente quei momenti.
L’obiettivo non è “insegnare a suonare meglio” al posto dello studio e della pratica, ma aiutare il musicista a utilizzare in modo più efficace le capacità che già possiede. Inizialmente il o la musicista sviluppa le sue abilità tecniche soprattutto in aula, a scuola o a casa; ma da un certo punto in poi si trova col dover sviluppare non solo le abilità tecniche, ma anche l'abilità di suonare in pubblico o di fronte a una giuria, in tutte le prove o eventi significativi per la propria carriera artistica; allenarsi e sviluppare la tecnica a casa o in aula è determinante quanto lo è allenarsi per mantenere alti livelli di prestazione in pubblico e nelle situazioni su citate.
Il neurofeedback e il biofeedback vengono usati da decenni per quest'ultimo tipo di allenamento, con successo. In particolare, questi strumenti possono favorire una migliore gestione dell’ansia da prestazione, una maggiore concentrazione e lo stato mentale necessario non solo a mantenere la precisione necessaria nel corso dell'esecuzione, ma anche a mantenere quello stato d'animo che favorisce la creatività, l'espressività artistica e, non ultimo, il puro piacere di suonare anche nei contesti non abituali che richiedono altissime prestazioni (peak performance), rinnovando così la motivazione primaria e originaria alla base della scelta di suonare.
A dimostrare l'efficacia del neurofeedback e del biofeedback per le peak performance, sono numerosi studi scientifici condotti negli ultimi decenni.
Uno degli studi più conosciuti è quello di Egner e Gruzelier (2003), realizzato su studenti del Royal College of Music di Londra. I ricercatori osservarono che i musicisti sottoposti a neurofeedback mostravano miglioramenti nella qualità complessiva dell’esecuzione. Le valutazioni, effettuate da esperti, riguardavano aspetti come musicalità, creatività, qualità tecnica e capacità di comunicare artisticamente.
Risultati simili sono stati ottenuti in studi successivi. In una ricerca di Gruzelier e collaboratori (2014), il neurofeedback venne associato a miglioramenti nella performance musicale, soprattutto negli aspetti legati alla creatività, all’espressività e alla comunicazione con il pubblico.
Anche il biofeedback può avere un ruolo importante. Nel caso dei musicisti, infatti, una parte della difficoltà deriva dalla tensione fisica e dall’attivazione emotiva che accompagnano le esibizioni. Attraverso il monitoraggio di segnali come respirazione, frequenza cardiaca, tensione muscolare e conduttanza cutanea, il musicista può imparare a riconoscere e regolare meglio il proprio stato fisiologico e le proprie emozioni, specie quelle che interferiscono negativamente con le prestazioni.
Uno studio di Wells e collaboratori (2012) ha mostrato che un training basato sulla regolazione della respirazione e dell’attività cardiaca poteva ridurre l’ansia prima di una performance, soprattutto nei musicisti che partivano da livelli più elevati di tensione.
Anche il controllo della tensione muscolare può essere utile. In uno studio su giovani violinisti e violisti, Markovska-Simoska e collaboratori (2008) hanno osservato che un training combinato di neurofeedback e biofeedback muscolare era associato a una migliore capacità di autoregolazione e a un miglioramento della qualità dell’esecuzione musicale.
Nel complesso, questi studi suggeriscono che biofeedback e neurofeedback possono essere strumenti utili per il musicista soprattutto quando il problema non è la tecnica in sé, ma la capacità di esprimere al meglio ciò che si sa già fare nei contesti che richiedono alte prestazioni. Possono quindi aiutare a gestire meglio la pressione, a mantenere la concentrazione, a ridurre la tensione e favorire una performance più fluida, sicura, creativa ed espressiva.
Naturalmente, non sostituiscono lo studio, l’esperienza e la preparazione musicale. Il loro possibile valore sta nel migliorare quella componente psicofisiologica che, soprattutto nelle esibizioni importanti, può fare la differenza tra una prestazione corretta e una vera Peak Performance.
Presso il Centro di Neuropsicofisiologia di Roma svolgiamo (dal 2013) training di Neurofeedback e Biofeedback per il potenziamento delle abilità musicali dei musicisti nelle esibizioni di alto livello, ossia quelle che richiedono prestazioni musicali elevate e di picco (Peak Performance) per tempi più o meno prolungati, come concerti, audizioni, selezioni ed esami.
Studi scientifici
- Bazanova, O. M., Mernaia, E. M., & Shtark, M. B. (2008). Biofeedback in psychomotor training: Electrophysiological bases. Rossiĭskiĭ fiziologicheskiĭ zhurnal imeni I. M. Sechenova, 94(5), 539–556. Lo studio comprendeva 39 studenti di musica e confrontava la pratica musicale abituale con pratica associata a EEG/EMG-biofeedback.
- Egner, T., & Gruzelier, J. H. (2003). Ecological validity of neurofeedback: Modulation of slow wave EEG enhances musical performance. NeuroReport, 14(9), 1221–1224. https://doi.org/10.1097/01.WNR.0000081875.45938.D1. È uno dei lavori fondamentali: negli studenti di conservatorio il neurofeedback migliorò la qualità della performance valutata da esperti, con effetti su musicalità e aspetti artistici dell'esecuzione.
- Gruzelier, J. H., Holmes, P., Hirst, L., Bulpin, K., Rahman, S., van Run, C., & Leach, J. (2014). Replication of elite music performance enhancement following alpha/theta neurofeedback and application to novice performance and improvisation with SMR benefits. Biological Psychology, 95, 96–107. https://doi.org/10.1016/j.biopsycho.2013.11.001. Replica i risultati precedenti e mostra miglioramenti in creatività/musicalità, tecnica e comunicazione, anche nell'improvvisazione.
- Gruzelier, J. H., Hirst, L., Holmes, P., & Leach, J. (2014). Immediate effects of Alpha/theta and Sensory-Motor Rhythm feedback on music performance. International Journal of Psychophysiology, 93(1), 96–104. https://doi.org/10.1016/j.ijpsycho.2014.03.009. Studia direttamente musicisti universitari e la relazione tra apprendimento del neurofeedback e qualità dell'esecuzione musicale.
- Gruzelier, J. H. (2014). EEG-neurofeedback for optimising performance. II: Creativity, the performing arts and ecological validity. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 44, 142–158. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2013.11.004. È probabilmente la review più importante per il tuo articolo: passa in rassegna le evidenze sul neurofeedback nella musica e nelle altre arti performative.
- Gruzelier, J. H., Foks, M., Steffert, T., Chen, M. J. L., & Ros, T. (2014). Beneficial outcome from EEG-neurofeedback on creative music performance, attention and well-being in school children. Biological Psychology, 95, 86–95. https://doi.org/10.1016/j.biopsycho.2013.04.005. Mostra effetti favorevoli del neurofeedback sulla performance musicale creativa, oltre che su attenzione e benessere.
- Markovska-Simoska, S., Pop-Jordanova, N., & Georgiev, D. (2008). Simultaneous EEG and EMG biofeedback for peak performance in musicians. Prilozi, 29(1), 239–252. Studio randomizzato su 12 studenti di musica, 10 violinisti e 2 violisti: 20 sessioni di EEG/EMG-biofeedback furono associate a maggiore autoregolazione e a un miglioramento della qualità della performance musicale rispetto alla sola pratica.
- Wells, R., Outhred, T., Heathers, J. A. J., Quintana, D. S., & Kemp, A. H. (2012). Matter over mind: A randomised-controlled trial of single-session biofeedback training on performance anxiety and heart rate variability in musicians. PLoS ONE, 7(10), e46597. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0046597. Studio randomizzato su 46 musicisti esperti, particolarmente utile per la componente di ansia da performance e autoregolazione fisiologica.
- Olsen, M. I., Castellar, F., Barker, S., Ackermann, B. J., & Herff, S. A. (2026). Biofeedback in musicians: A systematic review and meta-analysis of its effects on muscle activity, musculoskeletal health, and performance. Applied Ergonomics, 139, 104869. https://doi.org/10.1016/j.apergo.2026.104869. È il riferimento più aggiornato sul biofeedback nei musicisti: comprende 49 studi, 36 dei quali nella meta-analisi, e trova evidenze favorevoli anche sulla performance musicale.
- Lotze, M., Scheler, G., Tan, H. R. M., Braun, C., & Birbaumer, N. (2003). The musician's brain: Functional imaging of amateurs and professionals during performance and imagery. NeuroImage, 20(3), 1817–1829. https://doi.org/10.1016/j.neuroimage.2003.07.018. Non è uno studio di neurofeedback, ma è molto importante per la parte Brain Map/Peak Performance: confrontando violinisti professionisti e dilettanti mostra nei professionisti pattern cerebrali più focalizzati ed efficienti durante l'esecuzione.
- Mikutta, C. A., Maissen, G., Altorfer, A., & Strik, W. (2014). Professional musicians listen differently to music. Neuroscience, 268, 102–111. https://doi.org/10.1016/j.neuroscience.2014.03.007. Utilizzando EEG ad alta densità e mappe dell'attività cerebrale, mostra configurazioni differenti nei professionisti rispetto ai musicisti amatoriali, soprattutto nelle attività theta, alpha e beta.
- Bianco, V., et al. (2022). Brain plasticity induced by musical expertise on proactive and reactive cognitive functions. Neuroscience, 483, 1–12. https://doi.org/10.1016/j.neuroscience.2021.12.032. Confronta EEG ed ERP di musicisti professionisti e non musicisti, evidenziando una maggiore efficienza nei processi di anticipazione, controllo cognitivo e analisi degli stimoli nei musicisti.
- Babiloni, C., et al. (2012). Brains “in concert”: Frontal oscillatory alpha rhythms and empathy in professional musicians. Studio EEG con localizzazione delle sorgenti su musicisti professionisti durante l'esecuzione in ensemble; mostra il coinvolgimento di specifiche aree frontali e costituisce un riferimento interessante per la brain mapping della performance musicale reale.
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