Playstation e ADHD - Attenzione frammentata


Playstation e ADHD - Attenzione frammentata


 

 

La differenza tra il giocare alla Playstation, l'XBox, i pc game o i game sul proprio smartphone e il giocare ad un video game neurofeedback-guidato, sia esso tradizionale o in realtà virtuale, è enorme. 

L'attenzione dell'individuo che gioca alla Playstation è attivata da alcuni elementi del gioco 'salienti' (ossia che attirano l'attenzione automaticamente) indipendentemente dalla volontà dell'individuo; ma la cosa più importante è che è intervallata da numerosissimi momenti di disattenzione/distrazione quando il game non mostra elementi salienti di cui il bambino o adolescente non è consapevole; una cosa del genere può capitare a tutti quando si legge un libro 'difficile' o noioso, con momenti di distrazione che, nel peggiore dei casi, fanno 'perdere il filo' del discorso e rendono la comprensione del testo più lunga, difficoltosa e frustrante, aumentando il desiderio di cessare quell'attività e di svolgerne altre più gratificanti. 

Negli individui con ADHD / ADD questi momenti di distrazione sono più frequenti e più lunghi, rendendo le attività più impegnative e 'obbligatorie'  e noiose (come lo studiare) ancor più frustrante, stato affettivo quest'ultimo che aumenta i comportamenti ansiosi, di rabbia e l'iperattività che, a loro volta, potenziano la disattenzione, in un circolo vizioso da cui l'individuo non riesce ad uscire, se non con comportamenti di rifiuto, di rabbia, di evitamento e talvolta anche di atti violenti verso le cose o le persone. 

La stessa cosa avviene anche con i video game tradizionali, solo che è assai meno evidente rispetto ai compiti di scuola per via della diversa natura del compito:

 

  • minor impegno cognitivo - l'elaborazione cognitiva di concetti (soprattutto quelli astratti) è molto più impegnativa rispetto alla semplice elaborazione percettiva elicitata dai video game tradizionali; con i neurofeedback game invece l'impegno attentivo è di livello pari o superiore rispetto a quello richiesto dai compiti scolastici; tuttavia, bisogna sempre ricordare che i più efficaci protocolli di neurofeedback prevedono fasi di gioco ad elevato engagement attentivo, alternate a fasi di impegno cognitivo di tipo concettuale (elaborazione di concetti concreti o astratti) attraverso lo svolgimento di compiti simil-scolastici di vario tipo (tarati sul livello di preparazione dell'individuo) e sempre controllati dal neurofeedback.
  • maggiore piacevolezza - per definizione il gioco è un'attività piacevole e divertente, a differenza dei compiti che non danno ricompense immediate
  • non obbligatorietà - i compiti scolastici sono obbligatori e non si può scegliere cosa studiare e cosa no; anche le materie più difficili e odiate devono essere fatte, se non si vuol essere bocciati. Il gioco invece è un'attività libera al 100%.
  • automatismi sensomotori - questo aspetto è molto importante; quando vediamo il bambino o il ragazzo per ore e ore davanti al video game, siamo portati a pensare che presti un'attenzione continua al game; in realtà, quando si prende dimestichezza col controller e con le modalità di gioco, buona parte delle azioni di gioco si automatizzano e vengono svolte in modo riflesso, senza pensarci, con un livello di attenzione blanda e un livello d'impegno neurocognitivo ancor più basso; è come quando impariamo a guidare l'automobile; dopo un po di pratica la maggior parte delle azioni si automatizza, e ben presto ci accorgiamo di poter parlare al telefono anche di cose difficili, pur continuando a guidare in mezzo al traffico. Nei video game tradizionali i momenti di disattenzione (che senza EEG non possono essere rilevati) non producono un peggioramento significativo della performance di gioco: il bambino o l'adolescente neanche si accorge delle sue distrazioni mentre gioca e, guarda caso, il giocare ore e ore per mesi ed anni, non produce nessun miglioramento sul piano attentivo, mentre i neurofeedback game producono risultati importanti in poche ore. 
  • attenzione eteroguidata e distraibilità - nei compiti di scuola l'attenzione è volontariamente direzionata sugli elementi del compito, ciò che aumenta l'impegno necessario per svolgerlo; nei video game tradizionali invece l'attenzione è 'attirata' dalla salienza percettiva degli elementi del gioco: ossia non c'è controllo attentivo volontario che invece nei compiti scolastici è indispensabile (e più faticoso). E' facile spostare e mantenere l'attenzione su qualcosa che ci attira: altra cosa è fare attenzione prolungata in modo volontario e controllato su cose che non ci attirano o che addirittura ci annoiano. Nei neurofeedback game, invece, l'attenzione è mantenuta in modo controllato e volontario: ad esempio, se l'EEG mostra un calo di attenzione, il gioco si ferma, l'individuo si accorge di essersi distratto ed è obbligato a portare e mantenere volontariamente l'attenzione sul gioco, senza distrazioni, in un modo focalizzato molto impegnativo; non è un caso che protocolli di neurofeedback simili vengano usati per il potenziamento dell'attenzione (e altre abilità cognitive) di piloti militari o di linea, sportivi agonistici, attori e personaggi dello spettacolo, tecnici specializzati, medici chirurghi e manager di alto livello.

 

In sintesi, i video neurofeedback game, rispetto ai game tradizionali, richiedono un impegno attentivo focalizzato, intenso, continuo, volontario e controllato dal paziente grazie ai feedback forniti dall'EEG in tempo reale; questo produce un apprendimento che si traduce in un potenziamento stabile di una capacità attentiva che via via diviene più efficiente, consentendo all'individuo di usarla con maggiore facilità anche si compiti più noiosi, aumentando la sua 'resistenza' o tolleranza a concentrarsi sui libri (o su altre attività noiose) per periodi di tempo sempre più lunghi, migliorando le sue prestazioni scolastiche, sportive o lavorative.

Nel neurofeedback game (standard o in realtà virtuale), l'individuo, se vuole continuare a giocare, è 'costretto' a mantenere l'attenzione focalizzata in modo volontario e continuativo, senza distrazioni, per periodi prolungati, uno sforzo intenso che costituisce il nucleo dell'efficacia del neurofeedback e che rende il training molto impegnativo, impegno che richiede un elevato livello di motivazione, che noi potenziamo proprio sfruttando la piacevolezza dei giochi: se l'EEG rileva un calo dell'attenzione, il gioco si ferma (o viene dato qualche tipo di impedimento), mentre se l'EEG rileva un buon livello di attenzione il software da dei premi, ad esempio sotto forma di effetti grafici, suoni,  e punteggi che danno accesso ad altri livelli di gioco, personaggi, strumenti, ecc. (ricompense).

E' vero che si tratta di 'giochi', ma il training è estremamente impegnativo e, nella nostra esperienza, offre numerosi vantaggi in termini di motivazione, piacevolezza, rendimento, risultati e velocità di raggiungimento di questi ultimi.

Neurofeedback Dinamico o Neurofeedback Scientifico?


Neurofeedback dinamico o neurofeedback non lineare

Cos'è e cosa non è


Ultimamente alcuni pazienti ci hanno riferito di aver trovato in internet un nuovo e più avanzato tipo di neurofeedback che garantirebbe migliori risultati del neurofeedback 'tradizionale'. Da professionisti del settore ci siamo incuriositi e abbiamo fatto una ricerca che ci ha consentito di campire molte cose interessanti su questo metodo, informazioni che riteniamo utile pubblicare.

Il neurofeedback 'dinamico' o 'non lineare' è un sistema di neurofeedback realizzato da una ditta privata che, in modo del tutto autoreferenziale, ha deciso di denominare in quel modo. 

A detta dei sostenitori, nonostante la totale assenza di studi scientifici, il neurofeedback dinamico è più avanzato del neurofeedback scientifico che invece, paradossalmente, è fondato su una robusta sperimentazione scientifica e che, per tale ragione, definiamo neurofeedback scientifico o standard proprio per distinguerlo dal neurofeedback 'dinamico'.

Superando faticosamente la mole di informazioni vaghe sul neurofeedback 'dinamico', da un'analisi attenta siamo riusciti ad individuare le caratteristiche salienti di questo metodo 'avanzato' e le abbiamo messe a confronto con le caratteristiche del più noto (e più accessibile) neurofeedback scientifico/standard, sintetizzando i dati nella tabella sottostante.

 


Neurofeedback scientifico/standard vs. neurofeedback dinamico

Tabella comparativa


 

 

Neurofeedback Scientifico/Standard

Neurofeedback dinamico

Si avvale di dispositivi ad uso medico

Si.

CE Medical certification

FDA certification

Non è un dispositivo

medico

Utilizzabile per patologie

Si

(dimostrato)

No

Ottimizzazione funzionamento cerebrale

Si

(dimostrato)

(?)

Potenziamento abilità cognitive

Si

(dimostrato)

(?)

Misurazioni al secondo

2048

256

Risoluzione temporale variazioni onde EEG

Molto elevata

Bassa

Giochi neurofeedback guidati per bambini e adulti

Si

Molto efficaci per ADHD

No

Feedback visivo

Si

Video, grafici, animazioni, game

No

Feedback sonoro

Si. Musica o suoni a scelta.

Si. Musica

Svolto da un professionista   sanitario

(psicologo, medico)

Si

Vincolo deontologico e legale obbligatorio.

No

Nessun vincolo deontologico richiesto.

Valutazione EEG personalizzata

Si

?

Valutazione EEG automatica

Si

Si

Confronto con database normativo* (‘lineare’)

Si

No

Confronto tra le onde EEG prodotte dal singolo individuo (‘non-lineare’)

Si

Automatico e/o controllato dal professionista sanitario

Si

Solo automatico

Valutazione Psicofisiologica

Si

No

“Dice al cervello” come autocorreggersi

Si

(?)

Punta a stabilizzare l’attività delle onde EEG su valori normali

Si

(?)

Posizionamento dei sensori su diverse aree cerebrali in base al problema e agli studi scientifici

Si

No

Validità scientifica

Elevata

Assente/insufficiente

Numero di studi scientifici peer reviewed (Pubmed) 

Migliaia

(più di 3500 su Pubmed)

Nessuno

Numero di sedute

Variabile

Variabile

Costo a seduta

 60 euro

 ?

Effetti collaterali

Nessuno

?

 

Tutti i punti interrogativi che si trovano nelle caselle relative al neurofeedback 'dinamico' sono dovute all'assenza di una sperimentazione peer reviewed (scientificamente valida).

Da tale confronto emerge che i dati disponibili sul neurofeedback 'dinamico' non consentono neanche un vero confronto e che ad oggi, esiste solo un tipo di neurofeedback vero e proprio, il neurofeedback scientifico che è utilizzabile sia per ottimizzare l'attività EEG, sia per potenziare le abilità cognitive, sia per trattare disturbi specifici (es. ADHD/ADD) e che è riconosciuto dalla comunità scientifica.

La cosa più importante è che il neurofeedback 'dinamico' non è supportato da studi scientifici attendibili; la sua efficacia cioè non è mai stata scientificamente e seriamente dimostrata. La stessa casa produttrice o i suoi rivenditori dichiarano che quel sistema non deve essere usato per il trattamento di disturbi della salute. 

Il neurofeedback scientifico/standard invece è una scienza e, come tale, è basato sulla sperimentazione scientifica; facendo una semplice ricerca su Pubmed (il 'Google' delle ricerche medico-scientifiche usato dai ricercatori di tutto il mondo), risultano esserci più di 3 mila e 500 studi scientifici sul metodo del neurofeedback scientifico (o EEG-Biofeedback) pubblicati sulle riviste scientifiche di rilevanza, ossia riviste che pubblicano solo studi scientifici condotti con il necessario rigore scientifico e 'peer reviewed' (ricorda bene questo termine!), ossia sottoposti a controlli incrociati svolti da esperti del settore cui si riferisce ogni singolo articolo e che garantiscono un alto livello di scientificità della ricerca e attendibilità dei risultati.

Un sistema di neurofeedback scientifico professionale misura l'attività EEG non 256 volte al secondo (come il neurofeedback 'dinamico'), ma da 1024 a 2048 volte al secondo! Solo i sistemi più antichi forse hanno una frequenza di campionamento (sampling rate) per l’EEG di 256. Gli esperti del settore lo sanno bene.

In realtà, come si può vedere dalla tabella (che chiunque, con un po di pazienza, può verificare) il neurofeedback dinamico è assai meno avanzato e meno preciso del neurofeedback scientifico, tant'è che i dispositivi di cui si avvale il neurofeedback 'dinamico':

  • non sono dispositivi medici (non hanno le certificazioni CE Medical e FDA);
  • hanno prestazioni basse (sample rate di 256 contro i 2048 del NF standard);
  • non possono essere usati per trattare disturbi, patologie e qualsiasi condizione che abbia a che fare con la salute fisica e psichica, incluso l'ADHD/ADD;

Inoltre, chiunque può proporre questo metodo, senza neanche la necessità di una laurea in psicologia o in medicina, anche persone non vincolate ad un codice deontologico: la cosa grave è che in rete si trova anche chi dichiara che il metodo è efficace nella cura di disturbi seri, come l'ADHD, nella totale assenza di studi scientifici.

Al contrario, il neurofeedback scientifico/standard si avvale di dispositivi medici professionali tecnologicamente assai più avanzati e precisi (10 volte più precisi) e può essere praticato solo da professionisti sanitari (psicologi o medici), solo per il trattamento di alcuni disturbi (es. ADHD, Epilessia, Depressione) o condizioni (stress), ma non per altri (es. cefalee).

 

  

 

 

 

ADHD, ADD e Neurofeedback. Costi, durata e metodo.


ADHD, ADD e Neurofeedback. Costi, durata e metodo.


Presso il nostro Centro di Psicofisiologia (Roma - Laurentina) utilizziamo un approccio integrato di Neurofeedback che, oltre ad utilizzare le tecniche e le tecnologie di neurofeedback più avanzate oggi disponibili (es. realtà virtuale NF-guidata, QEEG, NF sonoro avanzato, ecc.) e i più elevati livelli di personalizzazione dei protocolli d'intervento, si avvale anche di tecnologie proprietarie che ci consentono di abbattere i tempi e i costi del trattamento

Tutti i trattamenti sono svolti esclusivamente da una équipe formata da 2 psicofisiologi-psicologi con alta formazione e lunga esperienza nell'uso del Neurofeedback per il trattamento specifico dell'ADHD/ADD.

E' infatti importante che il trattamento sia svolto sempre dagli stessi professionisti, che in tal modo possono conoscere bene il paziente e personalizzare con cura i protocolli di NF in base alla sua personalità, abitudini, comportamenti e preferenze, ciò che è determinante per l'efficacia del trattamento, riducendone i tempi.

Il Neurofeedback per l'ADHD è efficace ma non è adatto a tutti i bambini; per questa ragione, sebbene con i sistemi di rinforzo che utilizziamo riusciamo a motivare a svolgere il training anche i bambini molto 'difficili' e oppositivi, è importante valutare attentamente caso per caso ed escludere i casi in cui l'applicazione di questo metodo abbia scarse possibilità di successo. A tal fine occorre una buona valutazione iniziale e, successivamente, nei casi più difficili, monitorare la situazione di continuo.

Sul piano della concentrazione, il Neurofeedback per l'ADHD, se condotto bene, potenzia progressivamente la capacità del bambino/adolescente/adulto di concentrarsi anche sui compiti più noiosi e impegnativi per tempi via via più lunghi, consentendogli non solo di raggiungere migliori risultati scolastici o lavorativi, ma, cosa più importante, specie se si tratta di bambini, di sviluppare un'abilità (quella attentiva) che è indispensabile per poter svolgere qualsiasi attività impegnativa in futuro; la stessa scuola non serve solo a immagazzinare conoscenze ma, per tutta l'infanzia, fanciullezza e adolescenza, è un allenamento per le abilità neurocognitive che serviranno nelle successive fasi di sviluppo: per questa ragione è indispensabile potenziarle l'abilità attentiva a partire dall'infanzia, per evitare che negli anni si accumulino deficit cognitivi e le conseguenze pratiche degli stessi.

Sul piano dell'iperattività, abbiniamo dei protocolli di neurofeedback che sono finalizzati proprio al controllo degli impulsi; ad esempio, nel caso dell'ipermotricità, usiamo protocolli che integrano il neurofeedback e l'elettromiogramma (di superficie), molto efficace.

Sul piano dell'oppositività (DOP), spesso presente nei bambini con ADHD e ostacolo a qualsiasi tipo di trattamento, questa può essere superata solo con un adeguato sistema di rinforzi neurofeedback guidati: è per questa ragione che utilizziamo i sistemi più avanzati oggi disponibili, inclusa la Realtà Virtuale NF-guidata, giochi di ogni genere, letture per ragazzi, ed altri tipi di premi 'cuciti' sulle preferenze specifiche dell'individuo e puntando sempre sulla varietà, perchè i bambini, specie con ADHD, si annoiano facilmente di fronte ai compiti impegnativi e noiosi, come quelli scolastici e questo aumenta la loro oppositività e iperattività (se presente).

 

Il Neurofeedback è una tecnica tramite la quale l'individuo con Disturbo da Deficit di Attenzione / Iperattività (ADHD / ADD), per mezzo di un sofisticato sistema di feedback basato sull'elettroencefalogramma, potenzia la sua capacità di attenzione e concentrazione anche sui compiti 'noiosi' ma necessari (scuola, lavoro) e riduce l'iperattività. 

Il neurofeedback non comporta alcun tipo di stimolazione elettrica, non è invasivo, è totalmente indolore ed è supportato da un'ampia base scientifica.

Ad esempio, già molti anni fa, Monastra et al. (2002) dimostrarono un'efficacia del neurofeedback superiore al metilfenidato, un farmaco psicostimolante molto utilizzato nel trattamento farmacologico del ADHD.

Ancor prima Rossiter e La Vaque (1995) avevano già dimostrato che solo 20 sedute da 30 minuti di Neurofeedback avevano pari efficacia rispetto al metilfenidato; anche l'uso congiunto del Neurofeedback e del metilfenidato potenzia significativamente l'efficacia del trattamento (Gonzalez-Castro et al. 2015).

Inoltre, a differenza del farmaco che produce miglioramenti solo fin quando è assunto, il neurofeedback rende possibile il mantenimento nel lungo termine dei miglioramenti ottenuti (Monastra e coll. 2002). Ad esempio, Lubar (1995) ha dimostrato che dopo 10 anni dalla fine del trattamento gli effetti raggiunti vengono mantenuti: altri studi controllati hanno dimostrato un'efficacia a lungo termine.


INDICE RAPIDO


Tecnolgie avanzate per l'ADHD/ADD

ADHD e soglia di tolleranza

Come agisce il Neurofeedback?

Neurofeedback o farmaci?

Il vero Neurofeedback

Come funziona?

Obiettivi del trattamento

Il protocollo

Durata e costi del trattamento

Effetti collaterali

Efficacia a lungo termine

Valutazione pazienti

 


Game e realtà virtuale neurofeedback-guidata


Presso il Centro di Psicofisiologia, Neurofeedback e Biofeedack di Roma utilizziamo, da sempre, le tecnologie e le tecniche più avanzate disponibili.
Oggi, nel campo del neurofeedback per l'ADHD/ADD (e del potenziamento neurocognitivo in generale), le tecnologie più avanzate ed efficaci prevedono l'uso di speciali 'video game', sia di tipo tradizionale che in realtà virtuale sempre, ovviamente, neurofeedback guidati, ossia collegati (in tempo reale) all'elettroencefalogramma del bambino/adolescente o adulto che, in tal modo, usa il gioco come feedback, un feedback molto efficace e piacevole che consente di svolgere un allenamento intensivo della capacità di concentrazione e dell'inibizione dell'iperattività.
Per tale ragione tutti i trattamenti di neurofeedback per l'ADHD/ADD prevedono l'uso sapiente e combinato/alternato delle seguenti strategie e strumenti:
-
  1. Tecniche di NF tradizionali
  2. Video Game Neurofeedback-guidati
  3. Realtà Virtuale Neurofeedback-guidata (game ed esperienze in VR)
  4. Compiti cognitivamente impegnativi di vario genere (simil-scolastici/lavorativi)

 

Video: Realtà Virtuale

neurofeedback-guidata

 

Video: Game tradizionali

neurofeedback-guidati 

 

Non smetteremo mai di sottolineare il fatto che il neurofeedback è un metodo d'intervento psicofisiologico che deve esser praticato da psicofisiologi esperti appositamente formati, la cui efficacia non risiede solo nelle tecnologie che si usano o nella formazione di base, ma nell'esperienza dello psicofisiologo che conduce il trattamento.

Il problema degli ADHD/ADD: la soglia di tolleranza


 Se il bambino, l’adolescente o anche l’adulto con ADHD o ADD riesce a stare molte ore di fronte al computer o alla Playstation a giocare ai videogame preferiti, come si può dire che la sua attenzione ‘non funzioni bene’?

Questa è una sintesi delle domande che spesso ci pongono i genitori di figli e figlie con ADD o ADHD.  

La risposta è semplice ma non scontata: il problema risiede nella soglia di tolleranza dell’individuo ADHD/ADD verso i compiti attentivi considerati ‘noiosi’, come il dover stare attenti/e a scuola, il dover fare i compiti a casa o il dover svolgere altre attività ripetitive, prive di novità (all’inizio interessanti, poi noiose) o poco incentivanti.

Per varie ragioni, in parte genetiche, in parte ambientali, il set point di questa soglia di tolleranza negli individui con ADHD e ADD è più bassa rispetto ad altri individui: di regola, tutti i bambini, adolescenti e adulti preferiscono svolgere attività divertenti, piacevoli e stimolanti rispetto ad attività monotone, faticose e spiacevoli; ma, nella maggior parte dei casi, la soglia di tolleranza rispetto a queste attività (spesso inevitabili e utili) è settata su valori che consentono il loro svolgimento (per quanto sofferto).

Negli ADHD con una componente di iperattività rilevante, al problema della soglia di tolleranza bassa si aggiunge anche una forte tendenza all’attuazione di comportamenti eccessivi che spesso si manifestano con movimenti di vario genere (ipercinesia) che si riducono durante lo svolgimento delle attività piacevoli e aumentano durante lo svolgimento di attività noiose o spiacevoli (spesso imposte): nel primo caso il bambino/adolescente è ‘preso’ da un’attività interessante, nel secondo è frustrato (malumore, rabbia, aggressività, ipercinesia) perchè ‘costretto’ o pressato a svolgere attività noiose: anche questa tendenza può avere basi genetiche e ambientali (anche perinatali) in proporzioni variabili.

A tutto questo poi si aggiungono molti atri fattori, come la personalità dell’individuo e fattori ambientali (famiglia, scuola, amici, altri contesti) che possono favorire o sfavorire la comparsa di questi fenomeni.

Come spiegato più avanti, il neurofeedback, se svolto con un criterio altamente personalizzato, è un vero e proprio allenamento neurocognitivo che, progressivamente e in modo naturale, innalza il set point della soglia di frustrazione su livelli normali, con conseguente aumento nelle prestazioni scolastiche/lavorative/sociali e una conseguente riduzione dell’iperattività (se presente).

 


Come agisce il Neurofeedback? Palestra e plasticità neuronale


Il neurofeedback è un vero e proprio allenamento dell’abilità neurocognitiva che definiamo “attenzione sostenuta” e, al contempo, dell'abilità di controllare o inibire l'iperattività.

Ciò è reso possibile dall'uso di una sofisticata tecnologia che è in grado di registrare l'attività cerebrale del paziente in tempo reale (elettroencefalogramma), di interpretare i dati e di tradurli in un segnale (feedback) che avverte l'individuo in che misura è, attimo dopo attimo, attento/disattento o iperattivo/calmo al livello elettroencefalografico.

Grazie a questo feedback in tempo reale, che oggi forniamo attraverso game tradizionali o in realtà virtuale neurofeedback guidati, il bambino/adolescente o adulto produce stati attentivi molto più intensi e continuativi rispetto a quelli producibili in condizioni normali (senza il feedback elettroencefalografico) e, al contempo, un'intensa attività di controllo dei comportamenti iperattivi. Ciò costituisce il cuore del training (allenamento) del neurofeedback.

Possiamo tracciare un parallelo con l'allenamento che si fa in palestra per i muscoli: ad esempio, il body builder, per potenziare i propri muscoli e aumentare la massa muscolare, in palestra fa esercizi che producono sforzi ben al di sopra di quelli svolti nella vita quotidiana al di fuori della palestra, usando attrezzi e macchine appositamente progettate; ebbene, nel caso del NF, l'individuo, usando le tecnologie del neurofeedback e accessorie, produce sforzi intensi e prolungati  che non reclutano i muscoli ma le strutture neurofisiologiche che mediano la funzione attentiva e il controllo degli impulsi, con modalità ben studiate e a livelli di intensità ben superiori rispetto a quelli prodotti nelle attività ordinarie (studiare, lavorare, ecc.).

Questo allenamento, che se condotto correttamente richiede anche solo una ventina di sedute,  sfrutta i meccanismi neuroplastici del nostro cervello che, tramite questo allenamento neurocognitivo intensivo, produce modifiche che durano nel lungo termine (follow up sino a 10 anni) nella direzione di una capacità attentiva potenziata e di un'iperattività depotenziata.

Ad ogni seduta di training neurocognitivo (neuroterapia), il bambino/adolescente o adulto esercita il suo sistema neurocognitivo a mantenere la sua attenzione attiva in modo continuativo, volontario e controllato per periodi sempre più prolungati e ad un'intensità via via crescente, in base all'attenta regolazione dei parametri di ricompensa modulati dallo psicofisiologo in tempo reale in base alla risposta EEG e comportamentale del paziente nel corso di ogni singola seduta.

Detto in parole semplici, stare attenti/e diventa un atto auto-guidato (e non guidato da fattori esterni, come il gioco alla Playstation) e, soprattutto, un atto cognitivo via via più facile da compiere e, quindi, applicabile con maggior facilità su tutti i compiti che richiedono attenzione sostenuta, anche quelli più noiosi ma necessari, come i compiti scolastici. L'uso dei videogame e della realtà virtuale neurofeedback guidati rende questo allenamento, di per se molto impegnativo, piacevole e divertente, cosa indispensabile soprattutto con i bambini e gli adolescenti o gli adulti con una motivazione più instabile. 

 

 


Comparazione dell'efficacia del Neurofeedback e dei Farmaci


Sino al 30% dei bambini con deficit dell'attenzione (ADD/ADHD) non mostra alcun miglioramento con il trattamento farmacologico (stimolanti); nel restante 70% dunque i farmaci sono efficaci ma, spesso, presentano effetti collaterali che impongono la sospensione o la non somministrazione del farmaco (ad esempio nei bambini).

Inoltre, sebbene da una parte l'uso dei farmaci determini nei bambini con ADD/ADHD un migliore andamento scolastico, una migliore concentrazione e una minore iperattività, dall'altra i bambini hanno ancora difficoltà a svolgere i compiti che vengono loro richiesti, a seguire le regole, a capire perché un certo comportamento inappropriato deve essere corretto.

Quando si tratta di alterazioni di funzioni neurocognitive complesse, come accade nel ADD/ADHD, non esistono "scorciatoie farmacologiche"; il farmaco non insegna al bambino a correggere l'alterazione con i propri mezzi neurocognitivi; proprio in una fase dello sviluppo ideale per ogni forma di apprendimento (anche nei bambini ADD/ADHD). Anche se al bambino viene somministrato il farmaco per calmare i sintomi del disturbo, bisogna cercare di insegnare al bambino a modificare la propria alterazione, sempre in un clima giocoso e con gli strumento messi a disposizione dalle più avanzate tecnologie di neurofeedback.

Tutti i sintomi tipici dell'ADHD e ADD dipendono da un funzionamento cognitivo alterato che dipende in larga parte da un'ipoattività delle regioni cerebrali frontali che, negli ADD/ADHD, si manifesta con un ridotto metabolismo in queste regioni, una riduzione delle onde EEG veloci e un'eccessiva attività delle onde EEG lente, tutte alterazioni che possono essere efficacemente corrette con gli adeguati protocolli di Neurofeedback mentre i farmaci hanno un effetto molto ridotto sull'attività EEG (Lubar 1992).

Numerosi studi scientifici controllati infatti  hanno dimostrato che il neurofeedback (o EEG biofeedback) è efficace nel trattamento del Disturbo da Deficit dell'Attenzione e Iperattività (ADHD).

Ad esempio, Monastra et al. (2002) hanno dimostrato un'efficacia del neurofeedback superiore al metilfenidato, un farmaco psicostimolante molto utilizzato nel trattamento farmacologico del ADHD; ancor prima Rossiter e La Vaque (1995) avevano già dimostrato che solo 20 sedute da 30 minuti di Neurofeedback avevano pari efficacia rispetto al metilfenidato; anche l'uso congiunto del Neurofeedback e del metilfenidato potenzia significativamente l'efficacia del trattamento (Gonzalez-Castro et al. 2015); inoltre, a differenza del farmaco, che produce miglioramenti solo fin tanto che è assunto, il neurofeedback rende possibile il mantenimento nel lungo termine dei miglioramenti ottenuti (Monastra e coll. 2002).

 


 Il neurofeedback scientifico


Esiste un unico tipo di neurofeedback, quello supportato dalla scienza e che utilizziamo con protocolli ben validati/rodati e con le strumentazioni professionali più avanzate al mondo.

Attenzione quindi ad altri 'tipi' di neurofeedback, o spacciati tali, con nomi più o meno accattivanti e con descrizioni suggestive: non possono essere usati per il trattamento dei disturbi, non sono scientificamente supportati, non si avvalgono di dispositivi professionali ad uso medico (assenza di certificazioni CE Medical e FDA) e sono inefficaci.

Il nostro consiglio è sempre lo stesso: verificare la scientificità del metodo proposto, specie se si affrontano problemi di salute e di disagio psicologico. Per farlo basta andare su PubMed e digitare nel campo di ricerca il nome del metodo di cui si vuole conoscere la scientificità: se il motore non restituisce risultati (articoli scientifici) o restituisce pochi risultati con il nome esatto di quel metodo, vuol dire che non è scientificamente supportato e che è meglio starne alla larga.

 


Come funziona il Neurofeedback per l'ADHD/ADD?


Gli individui affetti da ADHD o ADD presentano alterazioni dell'attività elettrica cerebrale rilevata sullo scalpo con l'EEG (elettroencefalogramma). Ad esempio i bambini con ADHD mostrano una produzione alterata di onde theta (4-8-Hz) e una produzione ridotta di onde beta (16-24 Hz) in specifiche regioni cerebrali.

Queste anomalie si registrano in modo ancor più marcato nel corso dello svolgimento di compiti cognitivi che richiedono attenzione e concentrazione, specie se prolungata.

Il training di neurofeedback in questo caso è finalizzato a ridurre l'ampiezza delle onde theta e a potenziare l'ampiezza delle onde beta: l'applicazione di questo protocollo per un periodo sufficientemente lungo è in grado di ridurre significativamente i sintomi del defcit attentivo e dell'iperattività.

Il presupposto teorico (dimostrato) su cui si basa il neurofeedback è che vi sia un legame tra le alterazioni delle onde cerebrali rilevate con l'EEG, le alterazioni neurobiologiche da cui esse generano e i sintomi del disturbo.

Il neurofeedback è un vero e proprio allenamento (training) del cervello attraverso il quale l'individuo (bambino, adolescente o adulto), grazie al feedback generato dalla strumentazione utilizzata, nel corso delle sedute riesce a correggere l'alterazione delle onde cerebrali nella direzione di una loro normalizzazione.

E' stato dimostrato che tale normalizzazione dell'attività cerebrale correla con il miglioramento dei sintomi tipici del disturbo: disattenzione, difficoltà di concentrazione, iperattività e impulsività.

L'esito di questo particolare tipo di training, dimostrato ampiamente da numerosi studi scientifici, è il significativo miglioramento dei sintomi: quanto più la composizione delle onde cerebrali si avvicina a quella normale, tanto più l'individuo si comporta normalmente. Quindi il successo del trattamento è proporzionale al modo in cui l'individuo impara a “normalizzare” le sue onde cerebrali che, nei bambini e nelle bambine con ADD/ADHD, dipende dall'applicazione di tecniche e strumenti appositamente sviluppati per questa particolare fascia di età, facilitando l'apprendimento con tecniche che fanno anche uso di videogame e realtà virtuale neurofeedback guidata, ossia giochi ed esperienze in VR che consentono al bambino/adolescente o adulto di imparare a normalizzare il proprio EEG mentre gioca e nelle altre fasi del training.

Il trattamento di neurofeedback per l'ADHD e l'ADD è supportato da numerosi studi scientifici ed è sempre svolto dall'equipe formata dal Dr. Alessio Penzo e dalla Dott.ssa Loredana Scalini, psicofisiologi e psicologi esperti in biofeedback e neurofeedback, con lunga esperienza e formazione presso la  Behavioral Medicine Research and Training Foundation (Washington), tramite corso di formazione professionale approvato dalla APA (American Psychology Association), dalla BCIA (Biofeedback Certification International Alliance) e dalla NBCC, le maggiori organizzazioni internazionali di biofeedback e neurofeedback..

I sensori per la registrazione elettroencefalografica (EEG) sono posizionati sul cuoio capelluto in corrispondenza delle parti del cervello del paziente che devono essere addestrate. I sensori sono collegati ad un dispositivo che, in tempo reale, trasmette le informazioni al computer che esegue un programma di addestramento speciale. Il programma di solito appare come un videogioco, video e suoni. Il progresso nel videogioco o del video dipende dalla capacità del bambino di produrre la percentuale desiderata di onde cerebrali.

 

 


Obiettivi del Neurofeedback per l'ADHD e ADD


 

Il Trattamento di Neurofeedback da noi utilizzato è multicomponenziale ed è finalizzato al raggiungimento dei seguenti obiettivi clinici:  

  • Miglioramento / normalizzazione della capacità attentiva e di concentrazione - La normalizzazione di queste capacità è necessaria per il raggiungimento di migliori prestazioni scolastiche/universitarie/lavorative e migliori prestazioni in tutte le situazioni che richiedono attenzione prolungata. E' importante sottolineare come spesso il bambino o l'adulto con ADHD/ADD sia in grado di prestare attenzione prolungata nelle attività che considera piacevoli (ad. es. giochi, videogames) mentre le difficoltà di presentano con quelle attività percepite non altrettanto piacevoli o noiose. 

 

  • Riduzione / normalizzazione dell'impulsività - L'impulsività svolge un ruolo determinante nell'incapacità dell'individuo con ADHD/ADD a svolgere compiti che richiedono impegno e costanza; essa inoltre interferisce negativamente anche nei comportamenti legati alla socializzazione. L'impulsività è anche alla base di molti comportamento "devianti" come l'uso o abuso di droghe ed altri comportamenti criminali.

 

  • Riduzione dell'iperattività - Anche questo fattore influisce negativamente sulle prestazioni scolastiche/accademiche e lavorative.

 

  • Individuazione delle cause situazionali, psicologiche e/o comportamentali che possono aggravare il disturbo - Attraverso colloqui brevi che si svolgono nel corso delle sedute di Neurofeedback (empowerment).

 

  • Individuazione delle strategie psicologiche e comportamentali - volte ad eliminare i principali fattori che possono alimentare le varie componenti che caratterizzano l'ADHD e l'ADD. 

 

  • Qualità del sonno - un buon sonno ristoratore è di fondamentale importanza non solo per raggiungere e mantenere  un buon livello di efficienza mentale ma anche per fronteggiare l'ansia e lo stress che spesso sono associate all'ADHD e ADD; una mente stanca perché costantemente deprivata di sonno è una mente più vulnerabile allo stress e all'ansia.

 


Il Trattamento di Neurofeedback per l'ADHD/ADD in dettaglio


Il Trattamento multicomponenziale incentrato sul Neurofeedback è costituito dalle attività descritte di seguito:

  1. Psicodiagnosi - Per prima cosa effettuiamo un colloquio valutativo per effettuare o confermare la diagnosi di ADHD o ADD ed eventuali altre tipiche comorbidità come ansia e depressione.
  2. Misurazione Elettroencefalografica - In questa fase viene svolta una registrazione di base dell'EEG ad occhi aperti e ad occhi chiusi; tale misurazione viene svolta al fine di individuare le anomalie EEG da correggere con il training di neurofeedback nelle sedute successive. A tal fine l'EEG misurato in questa fase viene sottoposto ad un'analisi approfondita utilizzando i software e le tecnologie più all'avanguardia.
  3. Misurazione dello stress - Nella prima seduta si può effettuare  anche una misurazione dello stress attuale dell'individuo adolescente o adulto con ADHD, sia utilizzando gli strumenti del biofeedback, sia utilizzando test scientificamente validati. Questa misurazione è molto importante per far comprendere al paziente se e quanto stress stia subendo (e abbia subito), i danni fisici cui è esposto, la stretta relazione tra stress, ansia e iperattività e la conseguente necessità di definire delle strategie idonee volte a ridurre o eliminare le principali fonti di stress, attività quest'ultima che è facoltativa ma comunque fortemente consigliata anche perché non comporta costi aggiuntivi.
  4. Neurofeedback training - E' l'elemento portante dell'intero trattamento. Come già detto l’attività cerebrale produce variazioni di potenziale elettrico rilevabili nella forma di onde EEG (elettroencefalografiche) gammabetaalfathetadelta ed SMR; l'ADHD e l'ADD sono legati ad alterazioni specifiche di alcune di queste componenti EEG. Il Neurofeedback è una tecnica sicura, innocua, indolore mediante la quale l'individuo impara a controllare volontariamente l'attività elettrica del proprio cervello e a normalizzare quindi le alterazioni EEG legate ai sintomi tipici dell'ADHD/ADD. Come dimostrato da numerosi studi e da decenni di pratica clinica questo training produce un aumento della capacità attentiva/concentrazione, una riduzione dell'iperattività con conseguenti miglioramenti sul piano comportamentale e sul rendimento scolastico. o lavorativo. I nostri protocolli prevedono l'uso di game e realtà virtuale neurofeedback-guidati intervallati a compiti cognitivi di vario genere (lettura, ascolto, compiti d memoria, matematici, ecc.).
  5. Biofeedback Training - nel caso in cui l'ADHD / ADD sia accompagnato da stati d'ansia o stress si svolgono protocolli di biofeedback o neurofeedback finalizzati ad eliminare questi problemi che spesso complicano fortemente la condizione del paziente.  Esistono diversi protocolli di biofeedback per l'ADD/ADHD che spesso possono essere usati in combinazione; la scelta del protocollo più adeguato alla specifica situazione del paziente è di fondamentale importanza per la riuscita del trattamento.

ATTIVITA' ACCESSORIE


Le attività accessorie che seguono sono facoltative ma fortemente consigliate anche perché non comportano costi aggiuntivi.

  1. Igiene del sonno - dopo una valutazione sulla qualità del sonno vengono fornite le indicazioni necessarie a ripristinare una soddisfacente qualità del sonno, ciò che è indispensabile per il raggiungimento di una qualità della vita soddisfacente. Nel caso dei disturbi legati ad alterazioni del ritmo circadiano del sonno, si interviene con strategie mirate.
  2. Colloqui psicoeducativi  -  Nel caso dei pazienti adolescenti o adulti conoscere l'ADHD/ADD, ovvero i meccanismi psicologici e fisiologici che li sottendono e i fattori psicologici e ambientali che possono facilitarli, costituisce un passo importante. L'intervento psicoeducativo è finalizzato da una parte ad aumentare la consapevolezza dell'individuo e il suo senso di autoefficacia, ossia la consapevolezza che questi disturbi possono essere gestiti e sconfitti, dall'altra ad estendere quel che via via si apprende durante il training alla vita reale di tutti i giorni, individuando le strategie più appropriate per affrontare e sconfiggere i sintomi tipici dell'ADHD / ADD..
  3. Rilassamento Progressivo - ad ogni seduta viene fornito un CD-audio con le istruzioni da seguire a casa (o al lavoro, in auto, ecc.) per l'esecuzione delle 8 fasi del Rilassamento Progressivo, una tecnica di rilassamento ben validata scientificamente dimostratasi efficace nel ridurre i sintomi.
  4. Brain Wave Entrainment (BWE) -  come già detto l’attività cerebrale produce variazioni di potenziale elettrico rilevabili nella forma di onde EEG (elettroencefalografiche) gamma, beta, alfa, theta, delta; l'ADHD/ADD  sono legati ad alterazioni specifiche di queste componenti EEG; in casi specifici un uso controllato della BWE, nel contesto specifico del biofeedback/neurofeedback, contribuisce a normalizzare l'attività EEG alterata, potenziando gli effetti del trattamento integrato. Questa attività viene svolta facoltativamente solo in casi particolari.

 


 Quanto dura il trattamento?


Solitamente il trattamento integrato di Neurofeedback per ADHD / ADD  richiede un unico ciclo di 30 sedute, con cadenza settimanale. La prima seduta, durante la quale si effettua la diagnosi ed anche la valutazione EEG, ha una durata di 60-90 minuti; le sedute successive durano circa 40 minuti. Tuttavia, casi più difficili possono richiedere un numero di sedute superiore.

Quando possibile, per abbreviare i tempi del trattamento, ridurre i viaggi verso lo studio e, soprattutto, aumentare l'efficacia del training, usiamo fare due sedute consecutive nello stesso incontro, per cui, ad esempio, le 30 sedute vengono svolte in 15 incontri; questo solitamente viene fatto verso la metà del percorso o non appena il bambino/ragazzo mostra di aver spostato il suo livello di tolleranza ai compiti noiosi/impegnativi oltre la mezz'ora della seduta standard, caso in cui è bene estendere ulteriormente la durata delle sedute per alzare ulteriormente la sua soglia di tolleranza e la sua capacità di prestare attenzione per tempi via via più lunghi alle attività più impegnative e noiose. Per raggiungere questi livelli è necessario mantenere alta la motivazione del bambino/ragazzo per la durata dell'intero trattamento, che può durare diversi mesi, ragion per cui utilizziamo sistemi di feedback molto avanzati, vari e personalizzati, ricorrendo anche all'uso di giochi e realtà virtuale.

Occorre solo un ciclo di sedute e, una volta completato, non occorre ripetere il trattamento. 

  


Quanto costa il trattamento di Neurofeedback integrato?


L'intero trattamento ha un costo contenuto consistendo in un unico ciclo di 30 sedute (in media) senza la necessità di ricorrere a cicli successivi o periodici.

Il Neurofeedback è una prestazione sanitaria detraibile e la tariffa di una seduta è di 50-70 euro a seconda della durata e complessità delle sessioni, con pacchetti di 10 sedute.

La prima seduta, che comporta un'approfondita analisi del caso e la valutazione EEG (con la nostra strumentazione), ha un costo di 90 euro, ha una durata di circa 60-90 minuti durante la quale si svolge anche la misurazione EEG per rilevare le principali anomalie dell'attività elettrica cerebrale associate al disturbo.

 


 Il Neurofeedback ha effetti collaterali? E' un metodo naturale?


Il Neurofeedback è un metodo d'intervento naturale per eccellenza: sebbene si avvalga di strumenti avanzati esso non comporta l'assunzione di sostanze di alcun genere (naturali o farmacologiche) e si basa sui meccanismi neurobiologici naturali dell'apprendimento. Il neurofeedback è una forma di allenamento (un training) guidato da tecnologie sofisticate e tecniche mirate.

Il neurofeedback è un metodo d’intervento sicuro, non-farmacologico, non-invasivo, indolore e privo di effetti collaterali, ad eccezione della possibile irritazione cutanea negli individui allergici al cerotto adesivo di alcuni sensori, fenomeno che si può evitare con le opportune misure.

Nei protocolli di training respiratorio e di rilassamento gli individui predisposti possono inoltre sperimentare una sensazione di "testa leggera" conseguente all'attività respiratoria. Tali fenomeni sono reversibili e possono essere ridotti o evitati con le opportune precauzioni.

 


  E' una cura a lungo termine?


Studi di follow-up a lungo termine (sino a 10 anni) hanno dimostrato che, per la maggior parte dei pazienti trattati con il Neurofeedback che continuano ad applicare le abilità apprese, gli effetti del trattamento rimangono invariati nel corso del tempo, senza la necessità di ricorrere ad ulteriori trattamenti. 

 


 Contatti


I trattamenti di Neurofeedback e quelli integrati sono svolti dalla équipe formata dal Dr. Alessio Penzo e dalla Dr.ssa Loredana Scalini presso lo studio situato in Via Giovanni Guareschi 123, 00143 - Roma (EUR-Laurentina).

E' possibile prendere un appuntamento, in base alle disponibilità, dal Lunedì al Sabato. 

 


Come raggiungerci


 

Indirizzo: Via Giovanni Guareschi 123 - Roma (EUR-Laurentina)

Con i mezzi pubblici: Fermata Metro B Laurentina + Autobus 776 oppure Fermata Metro B Fermi + Autobus 779

 


Alcune Ricerche


 

L'effetto a lungo termine del Neurofeedback nel trattamento del ADHD/ADD è stato dimostrato da numerosi studi. Nel 1995 Lubar ha dimostrato che dopo 10 ann

Nel 2013 la AAP (American Academy of Pediatrics), una delle più grandi organizzazioni di pediatri al mondo (che oggi conta 64 mila pediatri) ha riconosciuto al neurofeedback il massimo livello (Livello 1) di raccomandazione per il trattamento dell' ADHD, basato sulla solidità ed estensione della ricerca scientifica prodotta sino ad oggi.

Nel 2015 Gonzalez-Castro e colleghi hanno condotto una ricerca su 136 pazienti con ADHD ed hanno dimostrato che il neurofeedback abbinato al trattamento farmacologico da i risultati migliori; inoltre il neurofeedback da solo ha determinato miglioramenti nelle funzioni esecutive superiori al solo farmaco.

Beuregard e Levesque (2006) hanno effettuato una risonanza magnetica funzionale (fMRI) sia su pazienti con ADHD prima e dopo il neurofeedback sia su pazienti (gruppo di controllo) non sottoposti a neurofeedback per vedere se il training di neurofeedback provocasse cambiamenti oggettivamente rilevabili. La risonanza magnetica funzionale ha evidenziato dei cambiamenti nei pazienti sottoposti al neurofeedback consistente nella normalizzazione dell'attività cerebrale; nei pazienti non sottoposti al neurofeedback (gruppo di controllo) la fMRI non ha evidenziato alcun cambiamento.

Kaiser e Othmer (2000) hanno fatto uno studio con 1.089 pazienti dimostrando che il neurofeedback training del ritmo EEG sensomotorio (12-15 Hz) e beta produce significativi miglioramenti nell’attenzione e nel controllo degli impulsi e cambiamenti positivi misurati nel test delle variabili dell’ attenzione (TOVA). 

Monastra, et al (2002) hanno lavorato con 100 bambini che assumevano Ritalin, oltre ad avere consulenza familiare e supporto accademico. Metà di essi ha ricevuto anche l'EEG biofeedback o Neurofeedback. Tutti i bambini hanno mostrato miglioramenti simili nel test TOVA e in una scala di valutazione dell’ADD. Ma solo i bambini che hanno fatto il neurofeddback sono stati in grado di mantenere  i loro miglioramenti senza Ritalin.

Altri studi, utilizzando tecniche simili, hanno mostrato un aumento nei punteggi  d'intelligenza e nel rendimento scolastico nei casi in cui al trattamento era stato aggiunto il training delle onde theta (Lubar et al 1995).

Un piccolo studio su 16 bambini ha comparato bambini allenati con neurofeedback con quelli in lista di attesa. I punteggi più alti sono emersi nel primo gruppo così come la riduzione dei comportamenti di disattenzione (Linden et al 1996).

Altri due studi hanno dimostrato che il Neurofeedback è efficace quanto il Ritalin in numerose misure (Rossiter e LaVaque 1995; Fuchs et al. 2003).

Un altro studio ha trovato che 16 su 24 pazienti che assumevano farmaci erano in grado di ridurre le dosi o interrompere del tutto il trattamento dopo l'allenamento con il Neurofeedback (Alhambra et al 1995).

Studi controllati e randomizzati hanno dimostrato la superiorità del neurofeedback (EEG biofeedback) rispetto al training attentivo computerizzato (Gevensleben et al. 2009a) e all'EMG biofeedback (Bakhshayesh et al. 2011). 

 In randomized controlled trials, it has been found to be superior in reducing the children’s inattentive, hyperactive and impulsive behavior (medium effect sizes) compared to computerized attention training (Gevensleben et al., 2009a) and EMG biofeedback (Bakhshayesh et al., 2011).

 


Bibliografia (parziale)


 

Alhambra, M.A., Fowler, T.P., & Alhambra, A.A. (1995). EEG biofeedback: A new treatment option for ADD/ADHD. Journal of Neurotherapy, 1(2), 39-43.

Bakhshayesh,A.R.,Hänsch,S.,Wyschkon,A.,Rezai,M.J.,andEsser,G.(2011). NeurofeedbackinADHD:asingle-blindrandomizedcontrolledtrial. Eur.Child Adolesc.Psychiatry 20, 481–491.

Carolyn Yucha and Christopher Gilbert's, 2004 "Evidence Based Practice in Biofeedback & Neurofeedback" AAPB, Wheat Ridge, CO.

Fuchs, T., Birbaumer, N., Lutzenberger, W., Gruzelier, J.H., & Kaiser, J. (2003). Neurofeedback treatment for attention-deficit / hyperactivity disorder in children: A comparison with methyphenidate. Applied Psychophysiology and Biofeedback, 28(1), 1-12.

Kaiser, D.A., & Othmer, S. (2000). Effect of neurofeedback on variables of attention in a large multi-center trial. Journal of Neurotherapy, 4(1), 5-15.

Gevensleben,H.,Holl,B.,Albrecht,B.,Vogel,C.,Schlamp,D.,Kratz,O.,etal. (2009a). IsneurofeedbackanefficacioustreatmentforADHD?Arandomised controlledclinicaltrial. J. ChildPsychol.Psychiatry 50, 780–789.

González-Castro PCueli MRodríguez CGarcía TÁlvarez L. (2015).Efficacy of Neurofeedback Versus Pharmacological Support in Subjects with ADHD. Appl Psychophysiol Biofeedback.  [Epub ahead of print].

Linden, M., Habib, T, & Radojevic, V. (1996). A controlled study of the effects of EEG biofeedback on cognition and behavior of children with attention deficit disorder and learning disabilities. Biofeedback and Self Regulation, 21(1), 35-49.

Lubar, J.F., Swartwood, M.O., Swartwood, J.N., & O'Donnell, P.H. (1995). Evaluation of the effectiveness of EEG neurofeedback training for ADHD in a clinical setting as measured by changes in T.O.V.A. scores, behavioral ratings, and WISC-R performance. Biofeedback and Self Regulation, 20(1), 83-99.

Lubar, J. F. (1995). Neurofeedback for the management of attention-deficit=hyperactivity disorders. In M. S. Schwartz (Ed.), Biofeedback: A practitioner’s guide (pp. 493–522). New York, NY: Guilford.

Monastra, V.J., Monastra, D.M., & George, S. (2002). The effects of stimulant therapy, EEG biofeedback, and parenting style on the primary symptoms of attention-deficit/hyperactivity disorder. Applied Psychophysiology and Biofeedback, 27(4), 231-249.

Rossiter, T.R., & La Vaque, T.J. (1995). A comparison of EEG biofeedback and psychostimulants in treating attention deficit/hyperactivity disorders. Journal of Neurotherapy, 1(1), 48-59.

 


VALUTAZIONE DEI PAZIENTI


 

Giochi Neurofeedback Guidati


GIOCHI E REALTA' VIRTUALE NEUROFEEDBACK GUIDATI per ADHD o ADD


In questa pagina esponiamo una breve descrizione e dei video che illustrano i vantaggi dell'uso dei giochi tradizionali o in realtà virtuale per il trattamento dell'ADD e ADHD. Prima di tutto è importante sottolineare la scientificità del metodo e la sua efficacia dimostrata.

Il neurofeedback è finalizzato a potenziare la capacità attentiva e di concentrazione e, al contempo, a ridurre l'iperattività/impulsività, quando presenti (ADHD).

E' un vero e proprio allenamento neurocognitivo intensivo, molto impegnativo ma che da risultati concreti e, soprattutto, duraturi; come ogni forma di allenamento, anche il training di neurofeedback se fatto bene e condotto da psicofisiologi con lunga esperienza, produce un apprendimento che si traduce nel potenziamento dell'abilità attentiva e del controllo degli impulsi.

Il neurofeedback viene anche utilizzato per potenziare l'attenzione in persone senza ADD e ADHD la cui attività richiede elevati standard attentivi come gli atleti, piloti, militari, medici e persone che lavorano nell'ambito dello spettacolo o in contesti in cui errori dovuti alla disattenzione possono produrre danni.

 

Negli ultimi 10 anni abbiamo investito notevoli risorse per la ricerca e lo sviluppo di metodologie e tecnologie che consentissero ai bambini/adolescenti o adulti con ADHD/ADD di utilizzare una gamma/varietà di videogame tradizionali o in realtà virtuale ben più vasta rispetto a quelli oggi disponibili (pochissimi), in modo da mantenere sempre elevato l'interesse e la motivazione dell'individuo verso il training di neurofeedback, consentendoci di raggiungere risultati migliori in tempi più brevi, ciò che consente anche una riduzione dei costi del trattamento.

 


REALTA' VIRTUALE NEUROFEEDBACK GUIDATA


 

 


 VIDEO GAME TRADIZIONALI NEUROFEEDBACK GUIDATI


 

 

 


GIOCHI NEUROFEEDBACK GUIDATI (standard e in Realtà Virtuale)

per bambini, adolescenti e adulti con ADHD o ADD


Il neurofeedback per l'ADD e ADHD è un vero e proprio allenamento intensivo per il cervello finalizzato a potenziare la capacità attentiva e di concentrazione e, al contempo, per ridurre l'iperattività/impuslività, quando presenti (ADHD).

Il neurofeedback viene anche utilizzato per potenziare l'attenzione in persone senza ADD e ADHD la cui attività richiede elevati standard attentivi come gli atleti, piloti, militari, medici e persone che lavorano nell'ambito dello spettacolo o in contesti in cui errori dovuti alla disattenzione possono produrre danni.

Uno dei problemi principali che hanno i bambini, le bambine e gli/le adolescenti (e a volte anche gli adulti) con ADD o ADHD, è la capacità di stare attenti ai compiti che gli si chiede di svolgere, ivi compresi quelli che si svolgono durante una normale sessione di neurofeedback. Più un'attività è percepita noiosa, più difficilmente l'individuo riuscirà a mantenere l'attenzione.

Per questa ragione i più avanzati trattamenti di neurofeedback per l'ADD e ADHD prevedono l'uso combinato di molti video game neurofeedback guidati intervallati da compiti percepiti più noiosi, come quelli scolastici.

Negli ultimi 10 anni abbiamo investito notevoli risorse per la ricerca e lo sviluppo di metodologie e tecnologie che consentissero ai bambini/adolescenti o adulti con ADHD/ADD di utilizzare una gamma/varietà di videogame tradizionali o in realtà virtuale ben più vasta rispetto a quelli oggi disponibili (pochissimi), in modo da mantenere sempre elevato l'interesse e la motivazione dell'individuo verso il training di neurofeedback, consentendoci di raggiungere risultati migliori in tempi più brevi, ciò che consente anche una riduzione dei costi del trattamento.

giochi neurofeedback-guidati, tradizionali o in realtà virtuale, sono giochi "speciali" in cui il bambino, l'adolescente o l'adulto controlla il gioco (l'aereo, l'automobile, i personaggi, ecc.) con la mente e non con le mani (controller, mouse, tastiera, ecc.). Sono dunque giochi interfacciati con i dispositivi di neurofeedback preposti a rilevare l'attività elettrica cerebrale (EEG = elettroenecefalogramma) in tempo reale.

In una tipica sessione di neurofeedback, l'attività divertente del gioco neurofeedback-guidato viene alternata a compiti di vario genere, più impegnativi, ma calibrati sulle capacità attuali del bambino, volti a potenziare progressivamente la sua capacità di rimanere attento anche nei compiti più noiosi (es. scolastici), proprio quelli in cui è maggiormente  compromesso.

Il principio di funzionamento è semplice: quando il bambino è attento, produce specifici pattern di attivazione EEG; lo strumento del neurofeedback li rileva e li "trasmette" al gioco permettendo così al bambino di controllare il gioco (raggiungere gli obiettivi del gioco, aumentare i punteggi, ecc.) tramite la sua mente, in particolare tramite la sua funzione attentiva; il bambino, inconsapevolmente (e divertendosi), impara a rimanere attento per periodi sempre più prolungati anche durante i compiti più noiosi. Lo stesso vale per l'iperattività, dove entrano in ballo altre configurazioni EEG e altre variabili fisiologiche rilevate con altri strumenti.

 

 

Giochi in Realtà Virtuale per ADHD e ADD


Giochi ed esperienze di Realtà Virtuale Neurofeedback Guidati

per ADHD e ADD


Guarda il Video

La principale applicazione del neurofeedback è il trattamento dell'ADHD e dell'ADD nei bambini, adolescenti e adulti.

Oggi, i protocolli di neurofeedback più efficaci sono quelli che fanno uso di tecnologie e tecniche avanzate che includono l'uso dei giochi di realtà virtuale neurofeedback guidati (oltre che dei game NF-guidati), il cui utilizzo richiede una specifica formazione in psicofisiologia e neurofeedback e una lunga esperienza professionale.

Presso il Centro di Biofeedback e Neurofeedback di Roma operano esclusivamente Psicofisiologi con una lunga esperienza nel campo specifico del Neurofeedback per il trattamento dell'ADHD / ADD e per il potenziamento neurocognitivo.

In tanti anni di esperienza con bambini, adolescenti e adulti con ADHD e ADD, abbiamo sentito l'esigenza di migliorare i più sofisticati sistemi di neurofeedback gaming già esistenti: per tale ragione abbiamo investito notevoli risorse per la ricerca e lo sviluppo nuove tecnologie di gaming e realtà virtuale neurofeedback guidata innovative rispetto a quelle oggi disponibili che usiamo nei training di neurofeedback.

La nostra tecnologia permette di utilizzare qualsiasi Virtual Reality Game, superando il limite dello scarsissimo numero degli attuali giochi di neurofeedback in realtà virtuale (sono giochi speciali) e della loro qualità grafica, sempre inferiore rispetto agli standard a cui i bambini e gli adolescenti sono abituati, tutti fattori che, nella nostra esperienza, incidono negativamente sulla motivazione del paziente, allungando i tempi e i costi del trattamento e rendendo più difficile al genitore la gestione del bambino nel periodo del training.

Grazie all'uso di queste tecnologie, presso il nostro centro di Roma possiamo sottoporre il bambino o adolescente a sessioni molto impegnative e, pertanto, più efficaci facendo leva sulla sua stessa motivazione, grazie all'uso di una gran varietà di giochi tradizionali e in realtà virtuale neurofeedback guidati, in base ai suoi gusti e, naturalmente, subordinatamente agli obiettivi del trattamento (alcuni giochi non sono indicati).

 


Il Neurofeedback con la Realtà Virtuale 


 La realtà virtuale è un tipo di tecnologia che, attraverso l'uso di un visore e di computer potenti, consente un'esperienza sensoriale immersiva; una volta 'entrati' nella realtà virtuale (indossando il visore) si ha l'impressione di trovarsi realmente in realtà alternative di ogni genere: da quelle relative alla realtà "reale" o verosimile, alle realtà più fantasiose, ma pur sempre realistiche e d'impatto, frutto della creatività senza limiti degli sviluppatori. 

A differenza dei sistemi oggi disponibili, la nostra tecnologia consente l'integrazione tra il neurofeedback e la maggior parte dei titoli attualmente disponibili sul mercato.

A differenza delle tecnologie attualmente disponibili che consentono solo l'uso di pochi Virtual Reality Game/Experience appositamente realizzati da poche case specializzate (di giochi adatti agli attuali standard a cui sono abituati bambini e adolescenti ne esistono meno di una decina), il nostro sistema è stato ottimizzato e perfezionato per consentire alla persona con ADHD/ADD di allenare la capacità attentiva divertendosi con il proprio VR game preferito, potendo scegliere tra la maggior parte dei titoli oggi in commercio.

Ovviamente il gioco/esperienza in VR deve avere contenuti accettabili e adeguati allo scopo del trattamento.

L'aggiunta al neurofeedback tradizionale dei game tradizionali e in realtà virtuale è un mezzo finalizzato a:

  • aumentare l'efficacia del trattamento di neurofeedback;
  • tenere alta la motivazione/interesse del bambino/adolescente/adulto durante il training neurocognitivo (potenziamento attenzione/controllo impulsi);
  • aumentare il rendimento nelle singole sedute;
  • accorciare il più possibile la durata del trattamento;
  • ridurre i costi del trattamento;
  • ridurre lo stress dei genitori (il bambino/adolescente svolge volentieri il trattamento);

I virtual reality game che vanno per la maggiore tra bambini e adolescenti e che ben si adattano agli obiettivi del trattamento sono i giochi ambientati nello spazio, gli aerei, le automobili e varie esperienze.  Gli adulti amano molto i giochi ambientati nello spazio e, in generale, tutte le esperienze in VR che comportano l'esplorazione di mondi e ambienti naturali terrestri, ma anche mostre, viaggi e città d'arte. 

Tutti i giochi sono interfacciati con il sistema di neurofeedback e, ricordiamolo sempre, il gioco/esperienza in VR è uno strumento che usiamo per potenziare la motivazione del bambino/adolescente a svolgere il training intensivo di neurofeedback e per aumentare il suo impegno in ogni singola sessione.

 


Perchè usare i Game e/o la Realtà Virtuale neurofeedback guidati?


 

Ad oggi, il neurofeedback per l’ADHD / ADD è un metodo non farmacologico scientificamente riconosciuto efficace e privo di effetti collaterali, ma deve essere svolto da psicofisiologi con lunga esperienza e con strumentazioni e tecniche in continua evoluzione. Il neurofeedback, inoltre, richiede circa 20-30 sedute; il che può costituire un impedimento proprio per le persone con ADHD / ADD, la cui peculiarità è proprio la bassa soglia di tolleranza verso i compiti ‘noiosi’, non interessanti e ripetitivi.

Per questo, da più di un decennio, si è pensato di utilizzare i giochi neurofeedback guidati per rendere il training oltre che più interessante e motivante, anche più coinvolgente sul piano sensoriale e neurocognitivo e, quindi, più efficace.

Ma i giochi di neurofeedback-guidati sono giochi 'speciali': oggi quelli disponibili sono pochi e, soprattutto, non riescono a tenere il passo con l’evoluzione grafica, effettistica e creativa dei game 'normali' prodotti dalle note case produttrici di game a cui bambini e adolescenti sono ormai abituati: ne deriva che il o la paziente con ADHD o ADD, passata la novità delle prime sedute, si trova ben presto di fronte ad un gioco che percepisce come ‘vecchio’ o ‘meno interessante’ rispetto ai giochi che usa quotidianamente a casa con la Playstation, la Xbox e simili; questo ha un forte impatto negativo sulla motivazione non solo a terminare il training terapeutico (20-30 sedute), ma anche sul livello di impegno/sforzo nel corso delle singole sedute da cui dipende proprio la lunghezza del training: maggiore impegno nelle singole sedute di neurofeedback si traduce in un numero inferiore di sedute necessarie e quindi in costi inferiori: per cui un individuo che si impegna molto (perché ben motivato) necessita di 20 sedute (o meno) mentre un individuo che si impegna meno (perché poco motivato), necessita di 30 o anche più.

Grazie all'uso delle nostre tecnologie, l'uso della Realtà Virtuale unito alla possibilità di scelta, personalizzazione e di variazione dei VR game, ci consente di mantenere la motivazione dei bambini/adolescenti e adulti a livelli elevati e per periodi indefiniti, e di consentire ai pazienti di reggere bene lo svolgimento di sessioni di neurofeedback molto più impegnative, efficaci e di durata inferiore. E' noto a tutti che quanto maggiore è l'impegno che ci viene chiesto, tanto maggiore deve essere la motivazione a farlo, altrimenti la frustrazione e lo scoraggiamento prendono il sopravvento, e la prestazione cala.

L'uso di un'ampia scelta di virtual reality game (e anche dei giochi tradizionali) potenzia la motivazione a svolgere un training che, per essere davvero efficace, richiede molto impegno.

Il principio di base è semplice: allenare le proprie abilità neurocognitive (come l'attenzione) al massimo delle proprie possibilità, ma divertendosi.

 


I video game si, i compiti di scuola no


 

Una tipica domanda che ci viene posta dai genitori con figli o figlie con ADHD/ADD riguarda la differenza tra l’impegno messo sui video game e sui compiti di casa: ad esempio una madre ci pose la seguente domanda: “…mio figlio passa ore e ore di fronte ai video game, ma quando deve fare i compiti la sua attenzione ‘vola via’ e devo impazzire per farlo stare seduto 10 minuti…..”.

Perché con i giochi resta attento per ore e ore e con i compiti no?

La risposta è semplice: la motivazione. Ovviamente, per tutti i bambini (o quasi), il videogame è più divertente dei compiti scolastici: ma, come già detto, i bambini/adolescenti con ADHD/ADD presentano una soglia di tolleranza alla frustrazione per le attività noiose, molto più bassa degli altri bambini/adolescenti, con le conseguenze che noi tutti ben conosciamo.

Gli psicofarmaci ad azione simpaticomimentica (stimolanti) che a volte i medici prescrivono anche a bambini e adolescenti, non modificano questa soglia e, cessata l’assunzione del farmaco, il problema è sempre li.

Il neurofeedback invece, in tutte le sue forme e se svolto in modo corretto (alta personalizzazione del trattamento), serve proprio a spostare il set point della soglia di frustrazione su valori più alti, in modo tale che l'individuo, usando le proprie risorse neurocognitive, impari a svolgere anche le attività noiose, ma necessarie o utili.

 


La Playstation a casa è la stessa cosa? 


La differenza tra il giocare alla Playstation a casa e il giocare ad un video game neurofeedback-guidato, sia esso tradizionale o in realtà virtuale, è enorme.

L'attenzione dell'individuo che gioca alla Playstation è attivata da alcuni elementi del gioco 'salienti' (ossia che attirano l'attenzione automaticamente) indipendentemente dalla volontà dell'individuo; ma la cosa più importante è che è intervallata da numerosissimi momenti di disattenzione/distrazione quando il game non mostra elementi salienti; una cosa del genere può capitare a tutti quando si legge un libro 'difficile' o noioso, con momenti di distrazione che fanno 'perdere il filo' del discorso e rendono la comprensione del testo più lunga, difficoltosa e frustrante, aumentando il desiderio di cessare quell'attività e di svolgerne altre più gratificanti.

Negli individui con ADHD / ADD questi momenti di distrazione sono più frequenti e più lunghi, rendendo le attività più impegnative e 'obbligatorie'  e noiose (come lo studiare) ancor più frustrante, stato affettivo quest'ultimo che aumenta i comportamenti ansiosi, di rabbia e l'iperattività che, a loro volta, potenziano la disattenzione, in un circolo vizioso da cui l'individuo non riesce ad uscire, se non con comportamenti di rifiuto, di rabbia, di evitamento e talvolta anche di atti violenti verso le cose o le persone. 

La stessa cosa avviene anche con i video game tradizionali, solo che è assai meno evidente rispetto ai compiti di scuola per via della diversa natura del compito:

 

  • minor impegno cognitivo - l'elaborazione cognitiva di concetti (soprattutto quelli astratti) è molto più impegnativa rispetto alla semplice elaborazione percettiva elicitata dai video game tradizionali; con i neurofeedback game invece l'impegno attentivo è di livello pari o superiore rispetto a quello richiesto dai compiti scolastici; tuttavia, bisogna sempre ricordare che i più efficaci protocolli di neurofeedback prevedono fasi di gioco ad elevato engagement attentivo, alternate a fasi di impegno cognitivo di tipo concettuale (elaborazione di concetti concreti o astratti) attraverso lo svolgimento di compiti simil-scolastici di vario tipo (tarati sul livello di preparazione dell'individuo) e sempre controllati dal neurofeedback.
  • maggiore piacevolezza - per definizione il gioco è un'attività piacevole e divertente, a differenza dei compiti che non danno ricompense immediate
  • non obbligatorietà - i compiti scolastici sono obbligatori e non si può scegliere cosa studiare e cosa no; anche le materie più difficili e odiate devono essere fatte, se non si vuol essere bocciati. Il gioco invece è un'attività libera al 100%.
  • automatismi sensomotori - questo aspetto è molto importante; quando vediamo il bambino o il ragazzo per ore e ore davanti al video game, siamo portati a pensare che presti un'attenzione continua al game; in realtà, quando si prende dimestichezza col controller e con le modalità di gioco, buona parte delle azioni di gioco si automatizzano e vengono svolte in modo riflesso, senza pensarci, con un livello di attenzione blanda e un livello d'impegno neurocognitivo ancor più basso; è come quando impariamo a guidare l'automobile; dopo un po di pratica la maggior parte delle azioni si automatizza, e ben presto ci accorgiamo di poter parlare al telefono anche di cose difficili, pur continuando a guidare in mezzo al traffico. Nei video game tradizionali i momenti di disattenzione (che senza EEG non possono essere rilevati) non producono un peggioramento significativo della performance di gioco: il bambino o l'adolescente neanche si accorge delle sue distrazioni mentre gioca e, guarda caso, il giocare ore e ore per mesi ed anni, non produce nessun miglioramento sul piano attentivo, mentre i neurofeedback game producono risultati importanti in poche ore. 
  • attenzione eteroguidata e distraibilità - nei compiti di scuola l'attenzione è volontariamente direzionata sugli elementi del compito, ciò che aumenta l'impegno necessario per svolgerlo; nei video game tradizionali invece l'attenzione è 'attirata' dalla salienza percettiva degli elementi del gioco: ossia non c'è controllo attentivo volontario che invece nei compiti scolastici è indispensabile (e più faticoso). E' facile spostare e mantenere l'attenzione su qualcosa che ci attira: altra cosa è fare attenzione prolungata in modo volontario e controllato su cose che non ci attirano o che addirittura ci annoiano. Nei neurofeedback game, invece, l'attenzione è mantenuta in modo controllato e volontario: ad esempio, se l'EEG mostra un calo di attenzione, il gioco si ferma, l'individuo si accorge di essersi distratto ed è obbligato a portare e mantenere volontariamente l'attenzione sul gioco, senza distrazioni, in un modo focalizzato molto impegnativo; non è un caso che protocolli di neurofeedback simili vengano usati per il potenziamento dell'attenzione (e altre abilità cognitive) di piloti militari o di linea, sportivi agonistici, attori e personaggi dello spettacolo, tecnici specializzati, medici chirurghi e manager di alto livello.

 

In sintesi, i video neurofeedback game, rispetto ai game tradizionali, richiedono un impegno attentivo focalizzato, continuo, volontario e controllato dal paziente grazie ai feedback forniti dall'EEG in tempo reale; questo produce un apprendimento che si traduce in un potenziamento stabile di una capacità attentiva che via via diviene più efficiente, consentendo all'individuo di usarla con maggiore facilità anche si compiti più noiosi, aumentando la sua 'resistenza' o tolleranza a concentrarsi sui libri (o su altre attività noiose) per periodi di tempo sempre più lunghi, migliorando le sue prestazioni scolastiche, sportive o lavorative.

Nel neurofeedback game (standard o in realtà virtuale), l'individuo, se vuole continuare a giocare, è 'costretto' a mantenere l'attenzione focalizzata in modo volontario e continuativo, senza distrazioni, per periodi prolungati, uno sforzo intenso che costituisce il nucleo dell'efficacia del neurofeedback e che rende il training molto impegnativo, impegno che richiede un elevato livello di motivazione, che noi potenziamo proprio sfruttando la piacevolezza dei giochi: se l'EEG rileva un calo dell'attenzione, il gioco si ferma (o viene dato qualche tipo di impedimento), mentre se l'EEG rileva un buon livello di attenzione il software da dei premi, ad esempio sotto forma di effetti grafici, suoni,  e punteggi che danno accesso ad altri livelli di gioco, personaggi, strumenti, ecc. (ricompense).

E' vero che si tratta di 'giochi', ma il training è estremamente impegnativo e, nella nostra esperienza, offre numerosi vantaggi in termini di motivazione, piacevolezza, rendimento, risultati e velocità di raggiungimento di questi ultimi.

 


Cosa fa il Neurofeedback?


 

Il neurofeedback è un vero e proprio allenamento intensivo dell’abilità neurocognitiva che definiamo “attenzione sostenuta e focalizzata e rilassata”: ad ogni seduta di allenamento neurocognitivo (training) il bambino/adolescente/adulto esercita il suo cervello a mantenere la sua attenzione attiva in modo continuativo, volontario e controllato per periodi prolungati.

Detto in parole semplici, stare attenti diventa un atto auto-guidato (e non guidato da fattori esterni, come il gioco alla Playstation) e, soprattutto, un atto cognitivo via via più facile da compiere e, quindi, applicabile con maggior facilità su tutti i compiti che richiedono attenzione sostenuta, anche quelli più noiosi ma necessari, come i compiti scolastici.

 


Efficacia del Neurofeedback: fattori determinanti


 

Il grado di efficacia e la durata del training di Neurofeedback nel trattamento dell’ADHD/ADD dipende dai seguenti fattori (interdipendenti):

 

  1. Competenze dello Psicologo: deve essere Psicofisiologo e specializzato in Neurofeedback (alias EEG-Biofeedback)
  2. Esperienza dello Psicofisiologo Neurofeedback therapist (occorrono molti anni di pratica su tanti pazienti)
  3. Motivazione del/la paziente (bambini/adolescenti/adulti)
  4. Tecnologie utilizzate e abilità nella loro gestione

 

Tutti questi fattori, primi fra tutti le competenze e l’esperienza dello Psicofisiologo Neurofeedback therapist, si traducono in un minor numero di sedute totali e anche in una minor durata delle singole sedute.

Quest’ultimo fattore ha un forte impatto sul successo del trattamento: sedute di neurofeedback troppo corte sono poco efficaci; sedute troppo lunghe finiscono con l’affaticare eccessivamente il bambino/ragazzo riducendone le prestazioni e con un impatto fortemente negativo sulla sua motivazione del paziente ad impegnarsi nelle singole sedute e a terminare il trattamento, interrompendolo e giocandosi questa opportunità terapeutica: è difficile infatti che dopo l’interruzione il bambino o il ragazzo riprenda lo stesso tipo di percorso, ad oggi l’unico percorribile senza l'uso dei farmaci, rispetto ai quali hanno la stessa efficacia ma con effetti che poi rimangono nel tempo.

 


Quanto costa un trattamento di Neurofeedback per ADHD/ADD?


Prima seduta di valutazione

Presso il nostro Centro, la prima seduta di valutazione ha una durata di circa 90 minuti. Nel corso della prima seduta si svolge il colloquio conoscitivo/valutativo acurato con gli Psicofisiologi del Centro e si effettuano le misurazioni EEG con gli strumenti del Neurofeedback per verificare la presenza di eventuali anomalie EEG correlate al problema riferito dal paziente e la loro significatività. Solo se l'anomalia rilevata è significativa, si procede con la definizione dei tipi di protocolli con cui iniziare il trattamento e si stabilisce il numero di sedute necessarie, le modalità di svolgimento delle stesse, le modalità di accesso al servizio sanitario e i costi per seduta o complessivi.

Il costo della prima seduta è di €90.00.

 

Sedute di training

Le sessioni o sedute di Neurofeedback durano in media 40 minuti; possono durare di più o di meno a seconda del grado di tolleranza individuale e a seconda dei risultati che il paziente raggiunge progressivamente. L'efficacia del neurofeedback dipende dall'elevato grado di personalizzazione dei protocolli. Il costo di una singola seduta di Neurofeedback varia in base alla durata, alle caratteristiche/complessità del trattamento, alle modalità di pianificazione ed eventualmente al reddito del nucleo familiare e va da €50.00 a €70.00.

Tutti i trattamenti di Neurofeedback presso il nostro Centro sono svolti esclusivamente da un'equipe di Psicofisiologi con lunga esperienza e un'alta formazione nel campo specifico del Neurofeedback e Biofeedback.

Il neurofeedback è una prestazione sanitaria detraibile ed è passata da alcune assicurazioni.