Neurofeedback per gli acufeni (tinnitus)


L'acufene (tinnitus in latino) soggettivo è stato descritto come la percezione costante di una sensazione uditiva che non è correlata a nessun stimolo acustico esterno (Stouffer e Tyler, 1990).

L'acufene varia considerevolmente da individuo a individuo in intensità e tipo. Alcune persone descrivono l'acufene come fischi ad alta frequenza mentre altri percepiscono l'acufene come un ronzio o come un suono simile al burro che sfrigola in una padella.

La percezione dell'acufene può essere unilaterale, bilaterale o "diffusa in tutta la testa".

Nei paesi industrializzati, circa il 10% della popolazione è affetto da questa condizione stressante e in molte persone è causa di problemi di sonno o di concentrazione, di problemi sociali, di disagio psicologico che possono sfociare nella depressione grave o nei disturbi d'ansia.

Il problema maggiormente caratterizzante questa patologia consiste proprio nella soggettività della misura in cui l'acufene costituisce un problema per l'individuo.

Molti individui si adattano (abituano) completamente all'acufene che finisce con l'essere un suono o rumore in background cui l'individuo non presta particolare attenzione e che quindi non costituisce un problema; altri individui invece non si adattano all'acufene, non riescono a relegarlo ad un suono/rumore in background ma, al contrario, gli prestano molta attenzione rendendolo un fattore di disturbo considerevole, causa di stati di stress e malessere. 

Per alcuni la condizione è così intollerabile da compromettere seriamente la capacità attentiva e di concentrazione influendo negativamente sulle attività lavorative e di studio, costringendo alcuni a lasciare il loro lavoro o gli studi.

L'acufene tende ad essere più evidente di notte o in contesti silenziosi (biblioteca, musei, luoghi sacri, ecc.). Mentre il frastuono delle attività quotidiane si attenua, l'acufene diventa più prominente.

Molti pazienti hanno anche problemi di concentrazione.


Il suono fantasma


Tutte le teorie proposte sui meccanismi alla base dell'acufene (tinnitus) condividono il ruolo decisivo di una riduzione del flusso di impulsi nervosi uditivi alla corteccia cerebrale uditiva di solito causata da danni o alterazioni nel funzionamento delle cellule ciliate della coclea (orecchio interno), ossia quelle cellule che trasducono le vibrazioni del sistema timpano-coclea in impulsi nervosi che poi vengono trasmessi ai nuclei cocleari e quindi, attraverso varie stazioni intermedie, alla corteccia uditiva primaria e secondaria, dando origine alla percezione del suono.

Una di queste teorie prende spunto dal fenomeno ben studiato dell'arto fantasma, ossia la percezione dell'arto amputato negli individui che hanno subito amputazione. 

Nel caso del tinnitus si percepisce un suono "fantasma" ossia che non genera dalla reale stimolazione della coclea (il suono esiste solo nella "nostra testa"); come spiegare questo fenomeno?

In termini neurologici il vissuto di un particolare suono è sempre determinato dall'attivazione di specifiche configurazioni neuronali nella corteccia uditiva; lo stesso vale per l'acufene; il vissuto dell'acufene altro non è che l'attivazione di una specifica configurazione neuronale a livello della corteccia uditiva che però, a differenza dei suoni "reali", non sono attivate da una fonte sonora esterna, ma si attivano spontaneamente o per mezzo di altri generatori cerebrali. La domanda cruciale che ci si pone è proprio questa: cosa causa l'attivazione di queste configurazioni neuronali acufeniche nella corteccia uditiva?

 Elbert &Heim (2001) hanno proposto che analogamente a quanto avviene per l'arto fantasma, una riduzione del flusso di informazioni uditive alla corteccia uditiva produce una riorganizzazione delle mappe corticali tonotopiche.

 


Fattori psicofisiologici


 Come abbiamo detto all'inizio l'acufene colpisce circa il 10% della popolazione ma solo in alcuni individui costituisce un vero e proprio problema che causa stress, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione e di memoria, ansia e depressione.

Ma perché a parità di tipologia e di intensità dell'acufene percepito alcuni individui si adattano/abituano a quel suono fantasma mentre altri invece non si riescono ad abituare e si stressano fortemente?

Ad oggi si ritiene che ciò sia dovuto in gran parte a fattori psicofisiologici: più in particolare l'individuo ha difficoltà a non prestare attenzione all'acufene e ciò alimenta certamente la difficoltà a relegare tale suono a suono di sfondo, ciò che determina la mancata abituazione all'acufene.

Tale incapacità a relegare l'acufene a suono in background può essere dovuta a fattori di personalità come ad esempio la presenza di tratti ossessivi e di ansia che portano l'individuo a fissarsi su quel suono fantasma e ad avere difficoltà a "liberarsene" (sul piano attentivo). 

In questi individui infatti l'acufene è sempre accompagnato da elevati livelli di attivazione psicofisiologica (arousal); inoltre l'acufene finisce spesso con l'acquisire un significato emotivo per l'individuo. E' possibile inoltre che l'individuo con tinnitus sviluppi una reazione psicofsiologica (d'attivazione) condizionata, ossia automatica e inconsapevole tale che ogni volta che fa caso all'acufene si innervosisce, si stressa o si deprime.

 


Il Trattamento di Neurofeedback per l'acufene / tinnitus in dettaglio


Il Trattamento di Neurofeedback da noi praticato è multicomponenziale ed è costituito dalle attività descritte di seguito:

  1. Misurazione Elettroencefalografica - In questa fase viene svolta una registrazione di base dell'EEG ad occhi aperti e ad occhi chiusi; tale misurazione viene svolta al fine di individuare le anomalie EEG da correggere con il training di neurofeedback nelle sedute successive. A tal fine l'EEG misurato in questa fase viene sottoposto ad un'analisi approfondita utilizzando i software e le tecnologie più all'avanguardia.
  2. Misurazione dello stress - Nella prima seduta si effettua sempre anche una misurazione dello stress attuale dell'individuo con acufene, sia utilizzando gli strumenti del biofeedback, sia utilizzando test scientificamente validati. Questa misurazione è molto importante per far comprendere al paziente se e quanto stress stia subendo (e abbia subito), i danni fisici cui è esposto, la stretta relazione tra stress, ansia e iperattività e la conseguente necessità di definire delle strategie idonee volte a ridurre o eliminare le principali fonti di stress, attività quest'ultima che è facoltativa ma comunque fortemente consigliata anche perché non comporta costi aggiuntivi.
  3. Neurofeedback training - E' l'elemento portante dell'intero trattamento. Come già detto l’attività cerebrale produce variazioni di potenziale elettrico rilevabili nella forma di onde EEG (elettroencefalografiche) gammabetaalfathetadelta ed SMR; così come dimostrato da recenti studi gli acufeni sono legati ad alterazioni specifiche di alcune di queste componenti EEG. Il Neurofeedback è una tecnica sicura, innocua, indolore mediante la quale l'individuo impara a controllare volontariamente l'attività elettrica del proprio cervello e a normalizzare quindi le alterazioni EEG legate ai sintomi tipici dell'acufene con conseguente sua riduzione di intensità e riduzione dello stress associato. Durante una tipica sessione di neurofeedback l'individuo (bambino o adulto che sia) impara a raggiungere e mantenere la corretta attività elettrica cerebrale grazie ad un sistema di feedback ossia un segnale che lo/la informa in tempo reale sulla sua attività elettrica cerebrale.
  4. Biofeedback Training - nel caso in cui l'acufene sia accompagnato da stati d'ansia o stress si svolgono protocolli di biofeedback o neurofeedback finalizzati ad eliminare questi problemi che spesso complicano fortemente la condizione del paziente.  Esistono diversi protocolli di biofeedback per l'ansia che spesso possono essere usati in combinazione; la scelta del protocollo più adeguato alla specifica situazione del paziente è di fondamentale importanza per la riuscita del trattamento.

ATTIVITA' ACCESSORIE


Le attività accessorie che seguono sono facoltative ma fortemente consigliate anche perché non comportano costi aggiuntivi.

  1. Igiene del sonno - dopo una valutazione sulla qualità del sonno vengono fornite le indicazioni necessarie a ripristinare una soddisfacente qualità del sonno, ciò che è indispensabile per il raggiungimento di una qualità della vita soddisfacente. Nel caso dei disturbi legati ad alterazioni del ritmo circadiano del sonno, si interviene con strategie mirate.
  2. Colloqui psicoeducativi  -  Nel caso dei pazienti adolescenti o adulti conoscere le basi neurofisiologiche dell'acufene/tinnitus, ovvero i meccanismi psicologici e fisiologici che li sottendono e i fattori psicologici e ambientali che possono facilitarli, costituisce un passo importante. L'intervento psicoeducativo è finalizzato da una parte ad aumentare la consapevolezza dell'individuo e il suo senso di autoefficacia, ossia la consapevolezza che questi disturbi possono essere gestiti e sconfitti, dall'altra ad estendere quel che via via si apprende durante il training alla vita reale di tutti i giorni, individuando le strategie più appropriate per affrontare e sconfiggere gli effetti psicofisiologici del tinnitus.
  3. Rilassamento Progressivo - ad ogni seduta viene fornito un CD-audio con le istruzioni da seguire a casa (o al lavoro, in auto, ecc.) per l'esecuzione delle 8 fasi del Rilassamento Progressivouna tecnica di rilassamento ben validata scientificamente dimostratasi efficace nel ridurre i sintomi. Poiché molte persone percepiscono le tecniche di rilassamento come attività noiose o stressanti, questa tecnica è da considerarsi come accessoria e facoltativa; se il paziente ci si trova bene si mantiene, altrimenti si toglie senza che ciò riduca gli effetti del Neurofeedback.

 


 Quanto dura il trattamento?


Solitamente il trattamento integrato di Neurofeedback per l'acufene / tinnitus  richiede un unico ciclo di 20-30 sedute, con cadenza settimanale. La prima seduta, durante la quale si effettua la diagnosi ed anche la valutazione EEG, ha una durata di 90 minuti; le sedute successive durano circa 40 minuti

Occorre solo un unico ciclo di sedute e, una volta completato, non occorre ripetere il trattamento. 

  


Quanto costa il trattamento di Neuroofeedback integrato?


L'intero trattamento ha un costo contenuto consistendo in un unico ciclo di 20-30 sedute (in media) senza la necessità di ricorrere a cicli successivi o periodici.

Il Neurofeedback è una prestazione sanitaria detraibile e la tariffa di una seduta è pari a 50 euro

La prima seduta, che comporta un'approfondita analisi della condizione ansiosa e la valutazione EEG (con la nostra strumentazione), ha un costo di 90 euro e una durata di circa 90-120 minuti.

 


 Il Neurofeedback ha effetti collaterali? E' un metodo naturale?


Il Neurofeedback è un metodo d'intervento naturale per eccellenza: sebbene si avvalga di strumenti avanzati esso non comporta l'assunzione di sostanze di alcun genere (naturali o farmacologiche) e si basa sui meccanismi neurobiologici naturali dell'apprendimento. Il neurofeedback è una forma di allenamento (un training) guidato da tecnologie sofisticate e tecniche mirate.

Il neurofeedback è un metodo d’intervento sicuro, non-farmacologico, non-invasivo, indolore e privo di effetti collaterali, ad eccezione della possibile irritazione cutanea negli individui allergici al cerotto adesivo di alcuni sensori, fenomeno che si può evitare con le opportune misure.

Nei protocolli di training respiratorio e di rilassamento gli individui predisposti possono inoltre sperimentare una sensazione di "testa leggera" conseguente all'attività respiratoria. Tali fenomeni sono reversibili e possono essere ridotti o evitati con le opportune precauzioni.

 


  E' una cura a lungo termine?


Studi di follow-up a lungo termine hanno dimostrato che, per la maggior parte dei pazienti trattati con il Neurofeedback che continuano ad applicare le abilità apprese, gli effetti del trattamento rimangono invariati nel corso del tempo, senza la necessità di ricorrere ad ulteriori trattamenti. 

 

 


 Contatti


I trattamenti di Neurofeedback e quelli integrati sono svolti dalla équipe formata dal Dr. Alessio Penzo e dalla Dr.ssa Loredana Scalini presso lo studio situato in Via Giovanni Guareschi 123, 00143 - Roma (EUR-Laurentina).

E' possibile prendere un appuntamento, in base alle disponibilità, dal Lunedì al Sabato. 

 


Come raggiungerci


 

Indirizzo: Via Giovanni Guareschi 123 - Roma (EUR-Laurentina)

Con i mezzi pubblici: Fermata Metro B Laurentina + Autobus 776 oppure Fermata Metro B Fermi + Autobus 779